#NoPlasticaMonouso

STEP 1 #AcquaInBottiglia

Io viaggio molto, per lavoro e per piacere. Nell’ultimo anno avrò fatto in volo quasi 3 giri del globo…

Bevendo come un cammello, e passando le mie giornate al lavoro in un piccolo container con altri colleghi, luogo in cui la signora delle pulizie veniva massimo 1 o 2 volte alla settimana, mi sono sconvolta della quantità mostruosa di bottiglie d’acqua utilizzate per idratarsi.

Questo, unito al viaggio fatto in Algeria nei campi profughi Saharawi, ha lasciato il segno, e ho pertanto deciso di fare qualche ricerca e qualche conto…

Come detto, io bevo molta acqua, normalmente dai 2,5 ai 3 litri al giorno, consumando quindi una media di 18 litri alla settimana, che tradotto in bottiglie sono circa 600 all’anno contando una minima efficienza e l’esclusivo utilizzo di bottiglie da 1,5 litri.

In un anno produrrei quindi circa 24kg di plastica (stimato in difetto) solo di bottiglie.

Tradotto in altre parole, per la produzione delle bottiglie usate una sola volta per contenere i miei 900 litri di acqua, ho consumato:

·        50kg di petrolio

·        437,5 litri di acqua

E sempre per produrre questa grande quantità di bottiglie, ho fatto rilasciare nell´atmosfera:

·        1 kg di idrocarburi;

·        625 g di ossidi di zolfo;

·        500 g di ossidi di azoto;

·        450 g di monossido di carbonio;

·        57,5 kg. di anidride carbonica, gas responsabile dell’effetto serra. (circa 510km percorsi con un´automobile di medi consumi)

Oltre a questo bisognerebbe calcolare anche i costi di smaltimento e di trasporto…

ALLARMANTE!

Soprattutto se si pensa che tutto questo deriva dal fatto che non bevo acqua potabile che sgorga direttamente dal rubinetto, controllata e “fresca di fonte”, con un Ph neutro (l´ho misurato in vari posti)… e che per questo sfizio, per i miei 900litri di acqua, pago circa 600euro anziché 1,3euro…

 

SONO IDIOTA e sto contribuendo in maniera massiccia ad inquinare questo nostro splendido mondo…

 

A questo punto ho pensato di munirmi di una bottiglia riutilizzabile che ho comprato per il modico prezzo di 27,99euro, scegliendo un Thermos da 0,75l, di acciaio inossidabile, con apertura a scatto, ultraleggero, in quanto sono sempre in viaggio.

Da quando ho fatto questo acquisto ho potuto “assaggiare” l´acqua di diversi rubinetti in giro per il mondo, stupendomi alle volte dello splendido sapore vivo che alle volte ha. Alle volte, a causa del gusto marcato di cloro di alcune acque è molto più semplice farle sedimentare o farle filtrare, ma in realtà devo dire che non mi sono ancora capitati posti in cui il gusto sia così orribile da farmi pentire della mia scelta. Magari evitate le acque dei treni e degli aerei…

Anche ai controlli aeroportuali si passa senza problemi, se la borraccia è stata prontamente svuotata, ovviamente.

Unico problema riscontrato ad oggi, sono i bagni dell´aeroporto di Milano Malpensa che purtroppo hanno una distanza fra il rubinetto e la ceramica del lavandino non sufficiente per un semplice refill della mia bottiglia, ma con qualche accorgimento sono riuscita a bere anche lì. Al limite, se voi non bevete quanto me, consiglio una bottiglia di 0,5l, più leggera e maneggevole.

Inoltre devo dire che avere la bottiglia sempre con me, mi garantisce di poter essere idratata costantemente e ovunque.

Sono davvero contenta di aver fatto questo acquisto e di aver contribuito, anche solo minimamente a mantenere il nostro mondo pulito.

 

Next step… #FARE_LA_SPESA

Sahara Marathon

Mi stavo allenando da un poco e a novembre ho deciso che se prima maratona doveva essere, che Sahara Marathon fosse!

Almeno avrei unito l’utile (la mia prima maratona) al dilettevole (il viaggio ospitata dai Saharawi).

Ho iniziato ad allenarmi seriamente sin da subito, ma a fine anno, uno strappo muscolare mi ha bloccato e quindi niente maratona… e per non farmi mancare nulla, a pochi giorni dalla partenza, mi sono pure rotta un dito del piede. Poco male… avrei camminato solo 10km, come mi aveva intimato il medico dello sport prima di partire e poi mi rimaneva sempre “il dilettevole”.

Sabato 23 febbraio – Si parte!

Ci incontriamo tutti all’aeroporto di Roma Fiumicino. Distribuzione delle felpe, comprate prima di partire, bellissime e subito indossate, divisione di aiuti umanitari in varie valigie portate vuote per l’occasione, poi lungo check in e piano piano ci si dirige al gate.

A Fiumicino incontro anche lui, il mitico Rubens, colui che rende questo evento fattibile anche per gli italiani, ma soprattutto colui che ci aiuta ad assaporare appieno quella che sarà una delle esperienze più delle della mia vita. Rubens ha partecipato alcuni anni fa alla Sahara Marathon, quando questa gara era ancora una Ultramaratona e se ne è innamorato. Ci ha scritto un libro, “la corsa verso il mare” e ora assieme ad altri fa parte come consigliere dell’associazione 1514 oltre il muro, una Onlus che oltre a sensibilizzare sulla scabrosa vicenda dei Saharawi, aiuta i rifugiati con diversi progetti realizzati attraverso raccolte fondi e singole donazioni all’associazione. E come ogni grande uomo, a suo fianco una grande donna, Elena.

Su Rubens ed Elena potrei scrivere un libro intero, ma forse non basterebbe. Sempre sorridenti, sempre positivi, sempre calmi, pronti alla battuta. In loro trovo amicizia, due incredibili compagni di viaggio, chi mi aiuta a risolvere i piccoli problemi, chi mi ascolta. Dovete venire alla Sahara Marathon anche solo per conoscerli. Giá questo vale il viaggio.

Gli altri miei compagni di viaggio sono davvero incredibili, ognuno ha una storia da raccontare, piacevoli e i miei compagni di tenda unici.

Il viaggio per Smara

Il viaggio per raggiungere i campi é a dir poco allucinante.

In linea d’aria é alquanto vicino, siamo al confine dell’Algeria con Marocco, Sahara Occidentale e Mauritania, ma stiamo andando in un campo profughi… quindi, dopo il volo Roma – Algeri delle 14:00, fatto con la mia compagnia preferita, la Air Algerie, atterrato incredibilmente in punto alle 15:20, si comprano schede telefoniche locali e si cena vicino all’aeroporto per “ammazzare” quelle 8:35 di Lay over…

Ogni volta che mi trovo all’aeroporto di Algeri capisco che tutto é relativo e che il mondo é bello perché vario… per noi italiani gli algerini non hanno proprio il dono dell’organizzazione, ma questo mi fa sempre ridere, perché sicuramente gli stessi pensieri che noi abbiamo nel confronto degli algerini, sono gli stessi dei tedeschi nei nostri confronti e dei giapponesi nel confronto degli europei… quindi mi rilasso, e mi godo sorridendo questa splendida rappresentazione della differenza culturale che tanto amo.

Arrivati all’aeroporto di Tindouf alle 02:20, ghiacciati al punto giusto, dopo aver passato i controlli militari come solo Rubens sa fare, ci mettiamo in gelida attesa del bagaglio… fino alle 4:00…

E qui ho l’incontro della mia vita… il mitico 40!!!

I bagagli vengono caricati su di un camion e noi…

In corriera, saliamo sul mitico 40, che ci accompagnerà ovunque, guidato dal mitico Brahmin

Alle 6:30, dopo solo 2 ore e 59km, la nostra corriera, scortata dai militari, giunge al campo di Smara, in centro, alla Daira. Io mi sento calda come un tonno congelato venduto al mercato ittico di Tsukiji di Tokyo… i miei piedi erano più caldi durante la salita a Capanna Margherita in vetta al Monterosa…

Alla Daira ci aspettano le nostre famiglie per portarci in quella che per una settimana sarà la nostra casa.

Devo ringraziare Rubens per averci detto di “fare attenzione al te”, lui dice che possiamo ringraziare cortesemente e dire che lo prenderemo dopo il meritato riposo… solo la sera capiremo l’importanza di questo consiglio…

Alle 7:30 siamo a casa della nostra famiglia e giustamente, la padrona di casa ci chiede se vogliamo il te… ringraziamo, e gentilmente rifiutiamo perché vorremmo riposare… ovviamente dopo 2 minuti siamo fuori a fare 800000 fotografie dell’alba, ma alle 8:00 siamo tutti addormentanti.

I miei compagni di tenda

I miei compagni di tenda sono delle persone uniche ed eccezionali, non riuscirò sicuramente a descriverli in così poche righe, e me ne scuso.

Matteo é di Rovigo, detto Mataio, arrivato in Algeria ha tolto gli occhiali che rimetterà solo in Italia… però sembra vederci bene e io me ne sono accorta solo ora mentre sto scrivendo… lui é pacato, acculturato e simpaticissimo, sempre pronto alla battuta e allo scherzo. É il papà dei bambini e un poco anche di Francesca, e non per ultimo é il nostro capo tenda.

Francesca ha 25 anni, lei ha un sorriso splendido e degli occhi incredibili. É solare, simpatica e gioviale ed é la classica persona da prendere in mezzo in ogni scherzo, perché sempre sorridente e mai permalosa. Adora attorniarsi di bambini, adora questo viaggio che é il primo che si é pagata da sola. Lei é l’intrattenitrice per eccellenza dei bimbi… ma anche nostra! La sua miglior performance é stata il rifacimento della valigia al terzo giorno… un’esplosione avrebbe dato più ordine…

Lorenza é il cuore di Informatici senza Frontiere, sembra riservata, ma é un’esplosione di simpatia, con i suoi racconti velati da quella splendida satira, mai eccessiva, ma diretta e sagace. Ha una storia lavorativa incredibile che non fa altro che confermare la sua poliedricità.

All’appello manca Claudio, che incontreremo più avanti. Lui é andato a seguire un progetto di Informatici senza frontiere a Rabouni. Claudio, detto Claudiano, Domiziano, Diocleziano, Vespasiano, Vittiliano (sbizzarritevi con tutti i nomi che finiscono in “iano”, lui risplende a tutti) é sicuramente un personaggio particolare. Lui parla poco, sempre pronto a scherzare e a farsi prendere in mezzo. Il suo hobby é il rifacimento della valigia… chiedete a Matteo, si è addormentato che Claudiano faceva la valigia e si é svegliato dopo circa 2 ore e l’ha ritrovato a fare la valigia. Siamo ancora tutti in attesa che ci stupisca dopo che non ci ha voluto lasciare uno dei suoi due numeri di cellulare… ma anche questa é la bellezza di Ottaviano

Domenica 24 febbraio 2019 – l’ospedale di Bolla

Ci svegliamo riposatissimi dopo solo 3 ore e mezza di sonno profondissimo per essere puntuali alle 12:00 alla Daira dopo una splendida colazione e un secondo rifiuto per il te…

Splendido! C’è un matrimonio. Parte della strada viene chiusa, e ci sono tantissimi regali e persone che ne portano altri. Le donne, completamente coperte e con gli occhi schermati da appariscenti occhiali da sole, sfoggiano degli splendidi tatuaggi all’henné sulle mani… chissà se saremmo così fortunate da averli anche noi?

Sullo sfondo due cammelli con le ginocchia vincolate da corde per impedir loro la fuga, attendono non contenti il loro funesto destino…

Il gruppo é in ritardo. Ottimo, almeno ci possiamo godere questa splendida sorpresa non pianificata. Ci accorgiamo subito che non solo la nostra famiglia é di una gentilezza d’altri tempi, ma lo sono anche tutte le persone incontrate fino ad ora.

Poi partiamo e andiamo a Bolla, a visitare Rossana e il suo ospedale.

Rossana é una delle tante persone incredibili che conosceremo lungo questo viaggio. Lei é italiana, é venuta nei campi profughi e ha deciso di rimanerci. A Bolla, dove l’esercito ha lasciato dei casermoni ed un ospedale, c’è anche un’oasi di acqua. Rossana, con i suoi soldi e gli aiuti che riceve, ha costruito un ospedale per bambini e una casa per la degenza degli stessi assieme alle loro famiglie.

A Bolla, presso Rossana, risiede anche Warda, una bellissima ragazza purtroppo costretta in sedia a rotelle che dipinge magnifiche teiere che vende per il suo sostentamento.

Pranziamo a Bolla e rimaniamo quasi sospesi in questa oasi di umanità, abbellita dall’amore di Rossana e di tutti coloro che credono e si battono per un futuro migliore.

Lunedì 25 febbraio – la famiglia Jujitsu e qualche parola sul te e sull’hennè

Mi rendo conto che non sia proprio bello che io non riesca a ricordare e a pronunciare correttamente tutti i nomi dei componenti del nucleo familiare che ci ha ospitato per una settimana, ma credetemi, non é per noncuranza, é che proprio non ci riuscivo… e con me i miei compagni di tenda…

Abbiamo fatto di tutto, li abbiamo fatti ripetere per mezz’ore intere, registrati e riascoltati… abbiamo fatto esercizi di ripetizione, ma nulla… alla fine abbiamo convenuto che erano tutti una declinazione di “itsu” e la famiglia é stata ribattezzata la famiglia Jujitsu….

Il rito del te

“il primo bicchiere è amaro come la vita, il secondo è dolce come l’amore e ilterzo è soave come la morte”

Il popolo saharawi è molto ospitale, ogni persona che arriva diventa ospite e il segno più grande di ospitalità è offrire il tè, preparato con un rito speciale.
L’arte del tè presso i Saharawi risale a circa 200 anni fa .
Il tè rappresenta la bevanda tradizionale per eccellenza; viene fatto in un particolare modo che si può ritrovare anche in alcune zone della Mauritania, dell’Algeria e Tunisia. Ogni tenda o casa ha a disposizione un vassoio, bicchieri, teiera e zucchero per offrire del tè a qualunque ora e a chiunque si presenti.
Il modo tradizionale di prepararlo necessita di circa un’ora e mezza di tempo (cronometrato…) perché prevede che sia ripetuto per tre volte.  Hajitsu, la padrona di casa, pone nella teiera, sempre ben riscaldata, l’acqua bollente, vi aggiunge una dose di tè verde e un misurino di zucchero. Quando l’infuso, mantenuto caldo sul braciere di carboni ardenti, girati con maestria a mani nude, bolle, ne viene versata solo una parte in un piccolo bicchiere, mentre il rimanente viene lasciato in infusione.
Il rito inizia qui: il contenuto del primo bicchiere viene versato dall’alto da un bicchiere all’altro, a più riprese, in modo da creare in ognuno un piccolo strato di schiuma bianca.

Come è stato più volte detto a Francesca, “non si può mica bere un te senza schiuma!”

Soltanto a questo punto, l’infuso della teiera, viene versato nei piccoli bicchieri di vetro e servito sopra un  vassoio circolare.

In questo modo il tè diventa un rituale che ripetuto diverse volte al giorno serve a riempire le lunghissime giornate nel deserto ed a facilitare la socializzazione…

L’henné

Sempre grazie alla loro incredibile ospitalità, veniamo omaggiati di splendidi abiti locali e monili e noi donne riceviamo il dono più gradito, l’henné… dopo aver visto le splendide decorazioni sulle mani della sposa, siamo tutte molto esaltate di poter avere questo splendido tatuaggio semi permanente…

Pertanto ci sediamo fiduciose, anche quando vediamo che le nostre dita vengono avvolte dal cerotto per lasciare scoperti solo i polpastrelli e degli angoli dei palmi delle mani, uno fatto a triangolo e uno a quadrato… Poi solo i polpastrelli e queste strane figure vengono riempite di henné e il tutto viene avvolto con la pellicola trasparente…

Il risultato è quantomeno terrificante, tremendo… I polpastrelli, arancioni, nel palmo destro, un triangolo arancione (al centro del mio passa anche la linea della vita, quindi vi lascio immaginare a cosa assomigli…), in quello sinistro un quadrato, ma il meglio è rappresentato dalle unghie… SONO ANCHE LORO DIVENTATE ARANCIONI E COSI’ RIMARRANNO FINO A COMPLETA RICRESCITA…

Abbiamo ricercato ovunque… la pelle si “schiarisce” con limone, cloro e dentifricio, le unghie o si fresano o si tengono così… Io sto sfoggiando dal mio ritorno uno splendido smalto semi permanente rosso!

Martedì 26 febbraio – Sahara Marathon

La Sahara Marathon é il pretesto per venire a scoprire questo mondo. Non credo che nessuno pensi di venire qui a fare il suo miglior tempo; dopo 23km iniziano 7km di dune, fa un freddo indescrivibile alla partenza, un caldo indicibile dopo poco e il tempo all’arrivo viene preso con gli scanner dei codici a barre, sempre ammesso che vi ricordiate di passare per il gazebo preposto al “rilevamento dei tempi”, sennò si rischia di essere seganti come dispersi sul tabellone dei finalisti…

E se tutto questo non basta a scoraggiarvi a pensare ad un vostro best time ever, l’arrivo di quest’anno era segnato da una “splendida” e quanto meno pericolosissima scultura fatta da un artista locale… questa é anche la Sahara Marathon.

Correre o camminare nel deserto ha il suo fascino, ci si aiuta a continuare a crederci anche quando sembra troppo difficile o troppo caldo o freddo anche solo per pensare di continuare. Il popolo Saharawi fa il tifo lungo la strada, i bambini con uno splendido sorriso e le bandiere Saharawi che sventolano al vento.

Non ci sono premi per i primi arrivati, ma splendide coppe fatte in ceramica dal laboratorio di El Aioun. E per tutti i finalisti, una medaglia di partecipazione, anch’essa fatta in ceramica di El Aioun che in questa terra così difficile, attorniati e ospitati che una popolazione così incredibilmente ospitale, si carica di un significato ancora più grande che l’essere riusciti ad arrivare al traguardo.

Quella medaglia racchiude gelosamente il ricordo dell’incredibile settimana che ci porteremo per sempre nel cuore, carica di fortissime emozioni che ci riportano ad essere nuovamente quei bambini, quando anche solo un gelato ci rendeva felici.

Mercoledì 27 febbraio – la festa Nazionale

Quest’anno il giorno successivo alla Maratona si commemora la festa nazionale, il 27 febbraio, quando venne proclamata la Repubblica Democratica Saharawi.

Noi siamo a Smara e la parte più bella di tutta la manifestazione é perdersi fra i bambini vestiti a festa che inscenano con i loro abiti tutte le parti importanti della vita Saharawi.

Sono splendidi, alcuni tutti colorati, altri con abiti bianchi, ma tutti con un sorriso e con degli occhi incredibilmente pieni di vita che valgono mille parole.

Vengono installate anche tre tende antiche Saharawi che ci riportano ai tempi in cui questa popolazione era effettivamente nomade e viveva nei territori che oggi sono occupati.

Giovedì 28 febbraio – Dakhla

Per arrivare a Dakha abbiamo bisogno di tanta pazienza, ma veniamo ripagati dallo splendido panorama di un deserto che continua a cambiare e a diventare sempre più rosso. Di fronte a noi il deserto della Mauritania, splendido, solenne.

L’immensità e il senso di pace che assieme inondano i sensi é inspiegabile, nessuna fotografia, nessuna parola, nulla può descrivere la bellezza che madre Natura ha dipinto in questo angolo remoto di globo.

Dakhla é un paese molto particolare, é disseminato lungo la sorgente di acqua, le case sono sparse come le tende di un campo nomadi. Alcuni anni fa é stato completamente allagato e ora si cerca di ricostruire le case con mattoni fatti in cemento anziché di terra. Anche questo è uno dei tanti progetti di sostentamento alla popolazione sostenuto da 1514 Oltre il muro, come la consegna capre.

Qui, se possibile, la popolazione Saharawi é ancora più povera, ma sempre molto ospitale. Questa é la loro natura.

In questo posto sperduto nel nulla, uno splendido progetto italiano ha portato la pizzeria Bella Dakhla, un modo di aggregazione giovanile. Stanno cercando di produrre la mozzarella dal latte di capra, quindi chiunque avesse un’idea, può farsi avanti.

Anche qui visitiamo l’ospedale che sta sull’altura di fronte al paese. Noi abbiamo portato alcuni farmaci, le nazioni unite ne spediscono altrettanti, ma non sono mai a sufficienza. Il team di informatrici senza frontiere sta facendo a Rabouni un progetto per una migliore gestione dei farmaci.

Venerdì 1 marzo – la maratona dei bimbi

La mattina seguente aiutiamo nell’organizzazione della maratona dei bimbi. Vengono divisi in fasce d’età e corrono per circa un km a più non posso… sembrano quasi sospesi con i loro piedini nudi mentre sfrecciano verso l’arrivo.

Una volta la Sahara marathon era un’ultramaratona e arrivava fino a qui. Oggi va da El Aioun a Smara. La maratona dei bimbi é un momento importante per non dimenticare questo luogo così remoto dei campi profughi Saharawi.

Sabato 2 marzo – ultimi saluti e Afapedresa

Ormai mi sento di casa, l’incredibile ospitalità che da molto tempo non vivevo più, mi ha contagiata e anche se oggi é l’ultimo giorno, mi sembra di non dover partire mai.

Oggi siamo a Rabouni alla casa delle donne dove pranziamo con un ottimo cous cous fatto dalle donne dell’associazione, cous cous che possiamo anche comprare.

Ci accolgono con musica dal vivo ed é subito festa. Francesca trova anche marito… ma mi sa che sarà una storia non a lieto fine vista la distanza…

Poi visitiamo altri tre progetti fatti dall’UNHCR, vicino a Tindouf. Un allevamento intensivo di polli e uno di uova e un allevamento di pesci… si, un allevamento di pesci nel deserto. Per quest’ultimo sono ancora in fase embrionale, ma alla sera, all’associazione Afapredesa troviamo del pesce fritto ad aspettarci come cena.

Il museo ci porta a capire un poco di più sulla storia di questo popolo, e Afapredesa, l’associazione delle famiglie dei prigionieri e dei desaparecidos Saharawi chiude il cerchio, mostrandoci dei documentari su alcune fosse comuni ritrovate vicino al confine marocchino e su come vengono trattati i Saharawi che vivono attualmente nei territori occupati da Marocco…

Si ritorna da questo viaggio con una carica interiore indescrivibile, consci di quello che abbiamo perso nel nostro mondo civilizzato, incredibilmente consci di quanto sia effettivamente necessario e di quanto lasciamo nel dare giornalmente più importanza alla futilità.

Si ritorna con mille idee e mille progetti, con la voglia di cercare di migliorare almeno un poco la loro difficile situazione.

Con i miei compagni di tenda stiamo cercando di gettare le basi del “Monnezza Project”. E si, perché nei campi profughi il rifiuto non viene praticamente gestito, viene accumulato e lo si trova ovunque, in città e nel deserto.

Se avete idee o volete anche solo seguirci, siamo su Facebook e su Instagram e se volete potete darci il vostro nome Skype e vi inseriremo nelle nostre riunioni.

Un poco di storia

I Saharawi vivono da 43 anni nei campi profughi, in città costruite nel deserto algerino. Nel 1976, quando la Mauritania si ritiro dalla parte sud del Sahara Occidentale, il Marocco occupó tutti i territori, e il popolo dei Saharawi fu costretto a lasciare le proprie case e in alcuni casi i cari in una fuga per poter vivere.

L’Algeria venne loro in aiuto e gli diede ospitalità in un pezzo di deserto, dove c’e un poco d’acqua, ma non così tanta e nulla più.

Il Sahara Occidentale rimane ad oggi il territorio conteso più grande al mondo.

Ma andiamo per gradi…

La conferenza di Berlino fu l’occasione di regolare la corsa all’Africa iniziata dal nuovo imperialismo. A Berlino, le massime potenze europee si spartirono l’Africa. Già dopo il 1885, una parte del Sahara Occidentale era spagnola per essere completamente colonia spagnola nel 1914.

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1960, l’ONU, con la risoluzione 1514 sancí la fine del colonialismo africano, concedendo l’indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali.

Fino al 1975 rimase colonia spagnola, abitato dalla popolazione del deserto, I Saharawi appunto. Quando la Spagna abbandonò l’area, la Mauritania e Marocco si spartirono il territorio senza nulla chiedere agli abitanti autoctoni, i Saharawi.

La guerriglia dei Saharawi con la Mauritania porto quest’ultima a lasciare i territori occupati nel 1979, ma subito dopo, il Marocco, spalleggiato dalla Francia, invase la terra prima occupata dalla Mauritania.

Nato nel 1973, il Fronte Polisario il 27 febbraio 1976 proclamò la Repubblica Democratica Araba Saharawi e inizió la guerriglia contro il Marocco per riappropriarsi delle terre sottratte.

La guerriglia terminó con il cessate il fuoco del 1991 con la promessa di fare un referendum degli autoctoni. Cosa che sembrava alquanto semplice visto che gli spagnoli avevano sancito con documenti riconoscitivi del periodo coloniale chi abitasse il territorio del Sahara “spagnolo”.

Tuttavia la marcia verde marocchina del 1975, non aveva solo aiutato l’invasore spagnolo ad andarsene, ma aveva portato anche 350000 marocchini, oltre a 25000 soldati. Pertanto la missione MINURSO, missione ONU per il referendum non é riuscita a tutt’oggi a definire una rosa di votanti che vada bene ad entrambe le parti.

I Saharawi fuggiti dalla guerra, ospitati dall’amica Algeria, si rifugiarono nel bel mezzo del deserto del Sahara, e costruirono dei campi profughi dando loro il nome delle città del Sahara Occidentale che avevano dovuto lasciare.

Dal 1991 resistono pacificamente nell’attesa di poter votare per il referendum.

Durante gli anni della guerra, il Marocco, per “difendersi” dalle “invasioni” Saharawi, inizió la costruzione di un muro di sabbia e roccia.

Il Berm, conosciuto anche con il nome muro della vergogna, iniziato dal Marocco nel 1982 si é ingrandito per ben 6 volte fino al 1987 diventando oggi il più grande muro minato al mondo: 2720km con più di 7.000.000 di mine (dipende dalla fonte). Vanta il record di più lungo campo minato al mondo, ogni 4/5 km é stanziata una compagnia militare e in totale sono stanziati circa 100.000 soldati marocchini. Ogni 15km é presente un radar.

Il costo giornaliero del Berm é esorbitante, basti pensare che il Marocco investe il 3% del PIL per mantenere il muro della vergogna. Da una parte ci sono missioni del Polisario e dell’ONU cercano di sminare la zona, compito reso ancora più arduo dal deserto che spostandosi copre le mine e dall’altra parte, una fetta dei costi di manutenzione/gestione viene coperta dalla comunità europea come aiuto contro l’immigrazione clandestina… peccato che le rotte dei profughi passino comunque dal Sahara Occidentale…

Ricordo che il regno Alawita non ha firmato la convenzione di Ottawa, il trattato di proibizione delle mine, buona parte di esse di fattura italiana (italiane sono anche quelle antiuomo in plastica così costruite da eludere la ricerca con i Metal detector…)

Il popolo Saharawi che vive nei territori occupati marocchini denuncia violazioni dei diritti umani da parte del Marocco e richiede ogni anno alle Nazioni Unite di includere nei compiti della MINURSO anche la vigilanza sui diritti umani. Ogni anno la Francia pone il veto…

Una terra molto ricca

Ma perché questa terra é così interessante anche per una grande potenza come la Francia?

Nel Sahara Occidentale ci sono grandissimi giacimenti di fosfati. Vanta infatti la miniera di fosfati più ampia al mondo con ben 250km2.

Le coste si affacciano su uno dei mari più ricchi di pesce, che viene anche esportato verso l’Europa.

Recentemente si é scoperta la possibilità di giacimenti di petrolio.

Dakhla compare attualmente nei cataloghi di operatori turistici come paradiso dei surfer. Molti lo vendono come Dakhla Marocco (e non Sahara Occidentale)

Non ultimo, la sabbia del Sahara viene venduta per poter rimpinguare le spiagge erose come quelle delle Canarie…

Tutti questi introiti vanno al Marocco.

I campi profughi nel deserto algerino e le condizioni dei profughi Saharawi

Prima di profondersi in giudizi su cosa potrebbero fare i Saharawi, vorrei ricordarvi che loro sono profughi in esilio, e che pertanto non hanno costruito un campo per “rimanere”, ma per sopravvive nella pacifica attesa di tornare a casa. Quindi immaginateli come in una prigione, a cielo aperto, ma pur sempre una prigione… e capirete (forse) il loro stato d’animo e cosa li porta a vivere in questa maniera.

I Saharawi vivono ai limiti della sopravvivenza, in un territorio inospitale, lontani dalla loro terra natia, lontano da fiumi. Le uniche risorse idriche sono delle piccole oasi che spesso non si trovano vicino ai campi e che non riescono a sopperire al fabbisogno collettivo.

L’acqua é il principale problema. A Smara, dove abbiamo passato buona parte della nostra visita, l’acqua scarseggia, anche quella utile al sostentamento umano. La doccia viene fatta con i secchi, l’acqua scaldata con un Samovar elettrico. Le feci evacuate con poca acqua, rimangono nei pressi delle case, non avendo i Saharawi un sistema fognario.

Non essendoci acqua, frutta e verdura non possono essere coltivate in loco e arrivano solo tramite gli aiuti umanitari. Le capre e i cammelli sono gli unici animali che resistono in tali condizioni e offrono in primis latte e poi carne.

Polli e uova fanno parte di un progetto dell’UNHCR che ha installato vicino a Tindouf degli allevamenti intensivi di polli da carne e galline da uova. Nella stessa area c’è un progetto di allevamento di pesce, che però non sembra essere una delle migliori idee, visto che i frigoriferi sono pochi e le temperature altissime…

Tutto questo non aiuta i Saharawi a godere di ottima salute. Molte persone soffrono di diabete, molte sono celiache e in generale tutta la popolazione non ha un corretto apporto nutritivo.

Quello che più mi ha sconvolto é che da qualche anno gli sia stata portata l’elettricità, che viene per lo più usata per guardare la televisione e per il cellulare… ma che non ci siano fognature o tubature per portare acqua…

L’altro problema é la spazzatura. I Saharawi vivono in un campo profughi, quindi non hanno una struttura organizzata di smaltimento rifiuti, per la quale dovrebbero appoggiarsi all’Algeria. Attorno alle città, ma spesso anche all’interno, ci sono cumuli di spazzatura, principalmente plastica, pezzi di auto distrutte dall’usura e ceramiche. Chiedono di avere un camion per poter portare il tutto fuori dalla città, nel deserto e poterlo bruciare, ma non avendo inceneritori, questo sposta solo il problema geograficamente e temporalmente…

Un ipotetico “progetto” spazzatura é quanto di più ambizioso possa esistere, sicuramente difficile, quasi impossibile, visto che il principale problema della plastica nasce dagli aiuti umanitari che arrivano con con i loro imballaggi plastici…

Le strutture scolastiche sono progetti di aiuti umanitari, indicativamente ogni città ha una scuola, ci sono scuole di lingue e alcuni ragazzi Saharawi godono di borse di studio a livello mondiale dati da stati come Cuba ad esempio per lauree in ambito medico.

Gli ospedali sono stati costruiti tramite progetto di aiuto umanitario, alcuni medici sono Saharawi, ma ogni anno chirurghi e specialisti offrono gratuitamente il loro supporto per cercare di curare i casi più gravi e portare il minimo di cure a questa popolazione in esilio.

Le farmacie vengono rifornite da farmaci da aiuti umanitari e da persone che come noi arrivano in visita ai campi. Medicine e attrezzature sanitarie vengono alle volte bloccate in dogana ad Algeri…

Considerazioni finali

Eppure, anche se queste sono le condizioni di vita, questa popolazione ha scelto la resistenza pacifica, e rimane la popolazione più ospitale che io abbia mai conosciuto. Loro mi ha fatto ricordare la bellezza dell’essere umano.

I Saharawi mi hanno fatto ricontattare con lo splendido concerto di ospitalità che da qualche anno a questa parte si é perso nei meandri dell’opinione pubblica, avvelenata dalla paura di dover dividere le proprie ricchezze con chi non ha più nulla.

Questa popolazione ha davvero poco, il bene più importante e prezioso, l’acqua, scarseggia, ma loro non hanno problemi a dividerla con il prossimo… non hanno quelle paure che leggo ogni giorno, sebbene qui si stia parlando di acqua, quindi di sopravvivenza.

Avevo pensato che sarei andata a portare degli aiuti ad un popolo, ma i miei aiuti erano solo materiali. Loro mi hanno aiutato, donandomi di più, sono tornata arricchita, mi sono di nuovo innamorata del genere umano, della bellezza di un semplice sorriso, ho riscoperto cosa voglia dire davvero ospitalità e che cosa voglia dire condividere, parlando e bevendo tè fino a notte tarda, raccontandosi e lasciandosi rapire dalle parole delle persone che in quel momento erano con me e che volevano essere con me e io con loro. Ho capito davvero cosa volesse dire Tolstoj, scrivendo che la persona più importante é quella che é con te in quel momento… ho capito in quei momenti quanto la tecnologia ci abbia in realtà rubato in termini di contatto umano, di condivisione, di empatia.

Grazie ai Saharawi ho ritrovato quella Simona che avevo perduto, la Simona dell’hic et nunc, con il loro aiuto ho abbattuto il mio muro e sto correndo verso il mare, come spero possano fare loro a breve.

Non dimentichiamo i Saharawi, abbattiamo quel muro, aiutiamoli  a riprendersi la loro terra!

Rimaniamo Umani

Un uomo esce di casa e inizia una diretta Facebook per andare all´interno di un luogo di culto ad uccidere delle persone…
Sembra tratto da un videogioco tipo Carmageddon o l’inizio di uno di quei thriller nemmeno tanto psicologici, ma sicuramente non un episodio della vita reale…
Prendo l’attentato di Christchurch solo come un esempio su molti…
 
Non voglio soffermarmi sul perché, sul manifesto dell’attentatore, sui suoi futuri target… Non dico che non siano importanti, dico solo che questo, come tutti gli altri attentati, e come tutte le azioni e i commenti che disprezzano una determinata caratteristica del genere umano, hanno come comune denominatore l’odioso “noi” “loro”, uno state of mind completamente sbagliato, che fa erroneamente pensare di appartenere quasi a specie diverse e che soprattutto ci deruba di quello che dovrebbe sempre accompagnarci e che è quanto di più prezioso abbiamo: l’umanità.
Io, noi tutti, siamo in primis essere umani, e poi ci decliniamo in un splendide differenti sfaccettature, che rendono ognuno di noi unico nel suo genere e di conseguenza importante e prezioso per la continuità e l’evoluzione del genere umano. Madre Natura ha creato la biodiversità per ipotecare la sopravvivenza, e noi siamo all’interno di questo incredibile progetto e la nostra diversitá, è la stessa ricchezza che ci ha permesso di arrivare fino ad oggi…
 
Siamo donne, uomini, bambini, bianchi, gialli, rossi, grassi, magri, sportivi, belli, brutti, alti, bassi, con gli occhi di tante diverse sfumature, operai, medici, scrittori, stilisti, mulatti, asiatici, africani, attivisti, pantofolai, amanti dei cani, benestanti, acculturati, e così via…
Pensate a quanti splendidi aggettivi servirebbero per descrivervi completamente e poi pensate quanti altri, magari anche completamente discordanti con i vostri, servirebbero per descrivere la persona che più stimate o amate o quanti ne trovereste di simili con colui che non vi piace.
Nessuno di noi è solo un aggettivo, e lo stesso aggettivo non può descriverci esaustivamente in ogni momento della nostra vita, perché ci evolviamo, cambiamo a seconda delle esperienze che facciamo. Nessuno di noi può essere descritto in ogni momento con quanto possiede…
 
Ma TUTTI, proprio tutti, sempre e comunque, in ogni momento della nostra esistenza possiamo essere descritti come essere umani… Umani appunto.
E tutti abbiamo contribuito ad essere quello che siamo in questo mondo, e a quello che diverremo. Ognuno di noi, ognuno, è un pezzo fondamentale del puzzle che è l’esistenza umana.
Quando ci dividiamo in “noi” e “loro”, non facciamo null’altro che negare una parte di questa umanità, cerchiamo di soffocare e di omologare tutto ad uno standard, blocchiamo il divenire, il trasformarsi… Non lo accettiamo.
Ma è quanto di più stupido si possa fare, perché è come non accettare di avere un dito indice, solo perché non è un dito medio o non accettare che le nostre gambe si allunghino quando stiamo diventando adulti…

“Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo, da un’unica essenza quel giorno creati. E se uno tra essi a sventura conduca il destino, per le altre membra non resterà riparo. A te, che per l’altrui sciagura non provi dolore, non può esser dato nome di Uomo”. Saadi di Shiraz, 1203 – 1291

Rimaniamo Umani.

Some tips to climb the Kili

The Kilimanjaro is the highest mountain in Africa, and known as one of the Seven Summit.

Even if there is no technical issues to face and it could be described as a hike, the high altitude could cause problem and in some case could be fatal.

Every year, approximately 1,000 people are evacuated from the mountain, and approximately 10 deaths are reported. The actual number of deaths is believed to be two to three times higher. The main cause of death is altitude sickness, hypothermia and falling. Everyone climbing Mount Kilimanjaro should be familiar with the symptoms of altitude sickness.

Please be aware that I am not a doctor neither a specialist of the mountain; these are only tips that I could give to friends that would like to climb it.

Weather

I was not so lucky with the weather. It rained all the time, with wind and the visibility was at most 1 meter!

You need to keep in mind that even the perfect Gore-Tex will even not be waterproof in this case… So you would be wet… And at 4000m, it would be really cold!

 

The porters

They are really great, smart and always ready to help! They are doing a really incredible job, carrying all the stuff up to the mountain. Some of them could also experience AMS.

Please be aware that the tip is a good part of their income, so please consider it as a part of your expenses when you are planning it.

They are hiking the mountain with gear that would become wet even after a little rain, they are ready to use their T-shirt to remove the rain inside your tend, they are trying to help you in whatever situation, always smiling.

They are the best experience of the trip! If you would/could give more, please do it. Never less! And if you could give us some of your used gear, they would appreciate it.

Tipping on Kilimanjaro from the trekking group (not per climber):

·  Guides: $20/day/guide

·  Cook: $15/day

·  Porter: $10/day/porter

 

My travel agency

I choose Kilisa travel, really one of the best travel agency I´ve ever met in my travel adventure.

Kilisa Tours and Safaris

Moshi, Tansania

https://kilisatours.com/

+255 717 397 816

Here you could find the reviews on TripAdvisor (https://www.tripadvisor.de/Attraction_Review-g317084-d11884543-Reviews-Kilisa_Tours_Safaris-Moshi_Kilimanjaro_Region.html)

Naik is the young manager; he is really always present. He replies to all of your question quickly, via email, Facebook or WhatsApp.

The service they offer is really top, the price affordable and the safety and professionality everywhere.

They are sustaining the KPAP (https://kiliporters.org/) to improve the working conditions of the porters. We were 2 people and we had 11 people with us; 2 guides, 1 cook, 1 waiter/cook assistant, 7 porters.

The gears provided was ok, and also the sleeping bag were good (the green north face was warmer as the other)

 

INCLUDED IN THE PRICE PACKAGE 

2 Night Hotel accommodation in Moshi, a day before trek and a day after trek

Transportation to and from your selected route

Transfer from Airport to Moshi on arrival and return to airport after climb.

Accommodation in tent

Certified, experienced, English speaking mountain guides

All Tanzanian National Park Fees

Government Climbing Taxes

Climbing permits

All hot Meals prepared by our cook while on Mountain

Guides, Porters and Cook Salaries 

Fair and ethical treatment of Porters

Enough porters to carry your luggage  

Safety Equipment

  • Emergency Oxygen
  • Pulse Oxymeter

Hot drinks at every meal 

Water provided on climb, mineral water for the first day and boiled water every day

Emergency rescue fees

Personal Summit Certificate signed by the National Park and your Guide

PRICE DOES NOT INCLUDE

– Personal items and toiletries

– Tips for guides, porters and cook 

What to bring

Waterproof sacks

2 pair of hiking boots, both Gore-Tex

4 pair of socks

3 Space blanket

1 Trekking Poles, collapsible

1 Waterproof Hard shell Jacket, breathable with hood in Gore-Tex
1 Down Jacket
2 Soft Shell Jacket
4 Long Sleeve Shirt, light-weight
2 Merino shirt

2 Thermic shirt (X-Bionic)
1 – Waterproof Pants side zipper in Gore-Tex
2 – Hiking Pants
1 – Thermic Pants (X-Bionic)

1 Brimmed Hat, for sun protection
1 Knit Hat, for warmth
1 Balaclava, for face coverage

2 pair of gloves in Gore-Tex (1 warm, 1 thin)

1 Gaiters, waterproof

1 Sunglasses

1 Backpack Cover, waterproof
1 Water Bladder (Camelback type, 3 liters with ice protection)
1 Towel, lightweight, quick-dry

1 Sleeping Bag, warm, four seasons* (you could hire it)

1 Head lamp, with extra batteries
1 Duffel bag, 50-90L capacity, for porters to carry your equipment
1 Daypack, 30-35L capacity, for you to carry your personal gear
Other
Toiletries
Prescriptions
Sunscreen
Insect Repellent, containing DEET
First Aid Kit
Hand Sanitizer
Wet Wipes
Electrolytes, powder or tablets
Micropur

Oximeter and daily check up

Your guide would do a daily health assessment (a sort of LLS) in order to understand if your body is acclimatizing in a proper way.

They do have a pulse-oximeter. A pulse oximeter measures oxygen saturation – the oxygen level in your blood – and your pulse rate. The oximeter is placed on a climber’s fingertip. The oximeter uses two beams of light that shine into small blood vessels and capillaries in your finger. The sensor reflects the amount of oxygen in the blood.

Oxygen saturation is a measurement of how much oxygen your blood is carrying as a percentage of the maximum it could carry. Normal blood oxygen levels at sea level are 95-100%.

The more you are getting high, the less this percentage would be.

As altitude increases, oxygen saturations decrease. Proper acclimatization generally brings oxygen saturations higher, which is why these figures typically rise when oxygen saturations are tested after resting overnight. On Kilimanjaro, oxygen saturations percentages are regularly in the 80’s. There are no definitive saturation levels where a client can be declared absolutely safe or at risk. However, when oxygen saturation drops below 80%, the climber should be monitored very closely.

I do suggest to discuss it with your doctor to understand better how to deal with this measurement.

LLSS

The Lake Louise Scoring System (LLSS) was designed to evaluate adults for symptoms of acute mountain sickness (AMS). The system uses an assessment questionnaire and a scorecard to determine whether an individual has no AMS, mild AMS, or severe AMS. (Note that LLSS does not have a category for moderate AMS.)

A diagnosis of AMS is based on the following conditions:

A rise in altitude within the last 4 days (a given on Kilimanjaro)

Presence of a headache

Presence of at least one other symptom

A total score of 3 or more from the questionnaire

Self-Assessment Questionnaire

·        Headache:

o   No headache = 0

o   Mild headache = 1

o   Moderate headache = 2

o   Severe headache = 3

·        Gastrointestinal symptoms:

o   None = 0

o   Poor appetite or nausea = 1

o   Moderate nausea or vomiting = 2

o   Severe nausea or vomiting = 3

·        Fatigue and weakness:

o   Not tired or weak = 0

o   Mild fatigue/weakness = 1 

o   Moderate fatigue/weakness = 2

o   Severe fatigue/weakness = 3

·        Dizziness and lightheadedness:

o   Not dizzy = 0

o   Mild dizziness = 1

o   Moderate dizziness = 2

o   Severe dizziness, incapacitating = 3

·        Difficulty sleeping: 

o   Slept as well as usual = 0

o   Did not sleep as well as usual = 1

o   Woke many times, poor sleep = 2

o   Could not sleep at all = 3

A total score of 3 to 5 indicates mild AMS. A score of 6 or more signifies severe AMS.

The presence of mild AMS is very common and does not necessarily mean that you will need to descend. On the other hand, an assessment of mild AMS does not preclude you from being turned around either.

 

Acute Mountain Sickness (AMS)

The percentage of oxygen in the atmosphere at sea level is about 21%. As altitude increases, the percentage remains the same but the number of oxygen molecules per breath is reduced. At 3600 m there are roughly 40% fewer oxygen molecules per breath so the body must adjust to having less oxygen. Altitude sickness, known as AMS, is caused by the failure of the body to adapt quickly enough to the reduced oxygen at increased altitudes. Altitude sickness can occur in some people as low as 2500m, but serious symptoms do not usually occur until over 3600 m.

Mountain medicine recognizes three altitude categories:

·        High altitude: 1,500 to 3,500 m

·        Very high altitude: 3,500 to 5,500 m

·        Extreme altitude: 5,500 m and above

In the first category, high altitude, AMS and decreased performance is common. In the second category, very high altitude, AMS and decreased performance are expected. And in extreme altitude, humans can function only for short periods of time, with acclimatization. Mount Kilimanjaro’s summit stands at 5895m – in extreme altitude.

At over 3,000 m, more than 75% of climbers will experience at least some form of mild AMS.

There are four factors related to AMS:

·        High Altitude

·        Fast Rate of Ascent

·        High Degree of Exertion

·        Dehydration: this is the reason why it is really important to drink as much as possible (minimum 3-4 liters a day)

The main cause of altitude sickness is going too high (altitude) too quickly (rate of ascent). Given enough time, your body will adapt to the decrease in oxygen at a specific altitude. This process is known as acclimatization and generally takes one to three days at any given altitude. Several changes take place in the body which enable it to cope with decreased oxygen:

·        The depth of respiration increases

·        The body produces more red blood cells to carry oxygen

·        Pressure in pulmonary capillaries is increased, “forcing” blood into parts of the lung which are not normally used when breathing at sea level

·        The body produces more of a particular enzyme that causes the release of oxygen from hemoglobin to the body tissues

Again, AMS is very common at high altitude. It is difficult to determine who may be affected by altitude sickness since there are no specific factors such as age, sex, or physical condition that correlate with susceptibility. Many people will experience mild AMS during the acclimatization process. The symptoms usually start 12 to 24 hours after arrival at altitude and will normally disappear within 48 hours. The symptoms of Mild AMS include:

·        Headache

·        Loss of appetite, nausea, or vomiting, excessive flatulation

·        Nausea & Dizziness

·        “pins and needles” sensation 

·        Loss of appetite 

·        Fatigue 

·        Shortness of breath

·        Peripheral edema (swelling of hands, feet, and face)

·        Nose bleeding, shortness of breath upon exertion

·        Persistent rapid pulse

·        Disturbed sleep 

·        General feeling of malaise 

Symptoms tend to be worse at night and when respiratory drive is decreased. Mild AMS does not interfere with normal activity and symptoms generally subside as the body acclimatizes. As long as symptoms are mild, and only a nuisance, ascent can continue at a moderate rate. 

While hiking, it is essential that you communicate any symptoms of illness immediately to others on your trip.

The signs and symptoms of Moderate AMS include:

·        Severe headache that is not relieved by medication

·        Nausea and vomiting, increasing weakness and fatigue

·        Shortness of breath 

·        Decreased coordination (ataxia)

Normal activity is difficult, although the person may still be able to walk on their own. At this stage, only advanced medications or descent can reverse the problem. It is important to get the person to descend before the ataxia reaches the point where they cannot walk on their own (which would necessitate a stretcher evacuation). Descending only 300 m will result in some improvement, and 24 hours at the lower altitude will result in a significant improvement.

Continuing on to higher altitude while experiencing moderate AMS can lead to death.

Severe AMS results in an increase in the severity of the aforementioned symptoms including:

·        Shortness of breath at rest

·        Inability to walk

·        Decreasing mental status

·        Symptoms similar to bronchitis

·        Persistent dry cough

·        Fever

·        Shortness of breath even when resting

·        Headache that does not respond to analgesics

·        Unsteady gait

·        Gradual loss of consciousness

·        Increased nausea and vomiting

·        Retinal hemorrhage

Severe AMS requires immediate descent of around 600 m to a lower altitude. There are two serious conditions associated with severe altitude sickness; High Altitude Cerebral Edema (HACE) and High Altitude Pulmonary Edema (HAPE). Both of these happen less frequently, especially to those who are properly acclimatized. But, when they do occur, it is usually in people going too high too fast or going very high and staying there. In both cases the lack of oxygen results in leakage of fluid through the capillary walls into either the lungs or the brain.

 

High Altitude Pulmonary Edema (HAPE)

HAPE results from fluid buildup in the lungs. This fluid prevents effective oxygen exchange. As the condition becomes more severe, the level of oxygen in the bloodstream decreases, which leads to cyanosis, impaired cerebral function, and death. Symptoms of HAPE include:

·        Shortness of breath at rest 

·        Tightness in the chest

·        Persistent cough bringing up white, watery, or frothy fluid

·        Marked fatigue and weakness 

·        A feeling of impending suffocation at night

·        Confusion, and irrational behavior

Confusion, and irrational behavior are signs that insufficient oxygen is reaching the brain. In cases of HAPE, immediate descent of around 600 m is a necessary life-saving measure. Anyone suffering from HAPE must be evacuated to a medical facility for proper follow-up treatment. 

High Altitude Cerebral Edema (HACE)

HACE is the result of the swelling of brain tissue from fluid leakage. Symptoms of HACE include:

·        Headache 

·        Weakness 

·        Disorientation 

·        Loss of co-ordination 

·        Decreasing levels of consciousness

·        Loss of memory 

·        Hallucinations & Psychotic behavior

·        Coma

This condition is rapidly fatal unless the afflicted person experiences immediate descent. Anyone suffering from HACE must be evacuated to a medical facility for follow-up treatment.

Acclimatization Guidelines

The following are recommended to achieving acclimatization:

·        Pre-acclimatize prior to your trip by hiking in a region above 3500m for at least weekends to the prior 6-8 weeks.

·        Ascend Slowly. Your guides will tell you, “Pole, pole” (slowly, slowly) throughout your climb. Because it takes time to acclimatize, your ascension should be slow

·        Do not overexert yourself. Mild exercise may help altitude acclimatization, but strenuous activity may promote HAPE.

·        Take slow deliberate deep breaths.

·        Climb high, sleep low. Climb to a higher altitude during the day, then sleep at a lower altitude at night. Most routes comply with this principle (Lemosho or Machame 7 days for example).

·        Eat enough food and drink enough water while on your climb. It is recommended that you drink from four to five liters of fluid per day. Also, eat a high calorie diet while at altitude, even if your appetite is diminished. 

·        Diamox is good for prevention and treatment of AMS, but check with your doctor as it could lower your blood pressure.

·        Avoid tobacco, alcohol and other depressant drugs including, barbiturates, tranquillizers, sleeping pills and opiates. These further decrease the respiratory drive during sleep resulting in a worsening of altitude sickness. 

·        If you begin to show symptoms of moderate altitude sickness, don’t go higher until symptoms decrease. If symptoms increase, descend.

Treatment

The only reliable treatment, and in many cases the only option available, is to descend. Attempts to treat or stabilize the patient in situ (at altitude) are dangerous unless highly controlled and with good medical facilities. However, the following treatments have been used when the patient’s location and circumstances permit:

       Oxygen may be used for mild to moderate AMS below 3,700 metres. Symptoms abate in 12 to 36 hours without the need to descend.

       For more serious cases of AMS, or where rapid descent is impractical, a Gamow bag, a portable plastic hyperbaric chamber inflated with a foot pump, can be used to reduce the effective altitude by as much as 1,500 m. A Gamow bag is generally used only as an aid to evacuate severe AMS patients, not to treat them at altitude.

       Acetazolamide 250 mg twice daily dosing assists in AMS treatment by quickening altitude acclimatization. A study by the Denali Medical Research Project concluded: “In established cases of acute mountain sickness, treatment with acetazolamide relieves symptoms, improves arterial oxygenation, and prevents further impairment of pulmonary gas exchange.”

       Dexamethasone showed good results for the treatment of HACE

       Two studies in 2012 showed that Ibuprofen 600 milligrams three times daily was effective at decreasing the severity and incidence of AMS; it was not clear if HAPE or HACE was affected.

       Paracetamol (acetaminophen) has also shown to be as good as ibuprofen for altitude sickness

Mild AMS:

       Stop ascending

       Do not do strenuous activity

       Increase hydration

       Paracetamol 500 mg x os

       Promethazine 25-50 mg x os

Moderate-severe AMS:

       Descending at least 500m

       Gamow bag or oxygen if available

       Acetazolamide 250 mg × os every 12 hours

       Dexamethasone 4 mg × os/im every 6 hours

HACE:

       Descending immediately at least 2000m

       Gamow bag or oxygen4-6 l/m, if available

       Dexamethasone 8 mg ev/im immediately, and after 4 mg× os/im every 6 hours

HAPE:

       Descending immediately at least 2000m

       Gamow bag or oxygen4-6 l/m, if available

Willing a good driver? Go to Flores!

Buy my book – Cross Borneo

Finding a good driver is always a problem and basically a deal between internet reviews and price.

I contacted several people and finally we decided for Sipri Muda.

I discussed with him the route and fixed the price. 4.200.000 IDR for 2 people.

Few days before landing in Labuan Bajo, he contacted me just saying that he got an important familiar appointment and he would have send his big brother, Agustin.

This is something that didn’t make us happy, anyhow we decided to trust him and we did our trip with Agustin.

Agustin is really first of all a great man and for sure a safe and relaxing driver.

In Flores, like in other part of Asia, the traffic has his own rules that we, western people, cannot understand. Everything look like a complete disordered mess… even though, Agustin let us feel relaxed and safe. He was always proud and curious about his land and we just felt like our “brother”.

He speak a really good English, his car is a Xenia, new, with air condition, really comfortable and last but not least, he is really helpful whatever you asked and he came always with us during the visit!

This is the trip we’ve done:

Day 1: Labuan Bajo – Todo Village (Manggarai tribe) – Spider web Rice Fields near Cara Village – Ruteng (overnight).

Day 2: Ruteng – Ranamese freshwater lake – Aimere arak distillery – Bajawa (overnight).

Day 3: Full day trip in Bajawa: Trekking to Tululela Village (1½ hours) – Gurusina Village (Ngada tribe) – Bena Village (Ngada tribe) – Mangeruda Hot Spring – Bajawa (overnight).

Day 4: Bajawa – Boa Wae Village – Viewpoint of Embulobo active volcano – Penggajawa blue stone beach – Ende – Saga Village (Lio tribe) – Moni (overnight).

Day 5: Moni – Kelimutu Crater Lakes – Maumere airport

This is the contact information:

email : agustinusfloreslantana@yahoo.co.id

website: http://www.discoveryfloresindotours.com

webmail: info@discoveryfloresindotours.com

WA number + 62 81 339 898 865

Something about boat tour in Flores (Komodo)

Buy my book – Cross Borneo

As soon as I decided to visit Flores, I started my research on Internet about the best cruise I could afford.

I contacted basically all the best reviewed in Trip Advisor and then I decided to do with a local, Indonesian Boat and tour, in Tripadvisor the best of the local ones.

Even if the price was not so cheap in comparison with others (7.000.000 IDR for 2 days for 2 person with AC), as the picture of the boat was the best in compare of what the other locals sent me, I confirmed everything at the end of January and reconfirmed again 2 weeks and 1 week before my arrival.

Yanto, this is the name of the owner of Indonesia Boat and Tour, the day before our departure, at 19:00 (!!!) send me a text, saying that due to reorganization of the boats I would have another one, but with the same specification… I asked for the picture and… It was not the same as discussed…

Quello proposto e confermato a gennaio

Cambio del giorno prima!!!

Cambio del giorno prima!!!Cambio del giorno prima!!!

The manager of Wae Molas (Rajab Halla) helped me to find a boat directly at the harbor and I decided to do 2 days with 2 different Boat, without overnight.

The cost per day was 1.300.000 IDR, the boat clean and the tour, both of the day really amazing…

Just after my experience these are my recommendation:

1.      Do not use Indonesian Boat od Yanto and for sure do not send money in advance!

2.      If you want to book in advance, do it, but with Wunderplus. It would cost 15.000.000 IDR for a private tour for 2 person on the Mimic all included. The boat is really good, safe and clean. European standard

3.      Snorkeling equipment could be rent in the shops close to the harbor for 15.000 IDR. I do suggest to come with your own mask and to rent just only the fins.

4.      I do suggest to arrive in Labuan Bajo and to go directly on the harbor and find a deal with a local person, better if you would be with some person of your hotel (Rajab of Wae Molas was really a great help!). The price, food included should be around 4.000.000 IDR for the 2 days for the complete boat for 2 person. No A/C.

a.      Be aware that the engine is the most important part of the boat. The sea is really dangerous around there and would be better to have 2 in good condition

b.      The toilette: this is the second important thing. Please check it, not only if proper, but only if it works

c.      Bed and overall cleanness

And remember, HAVE FUN!

Cross Borneo – the trek

Buy my guide book

more information inside…

STEP #2 – THE CROSS BORNEO TREK (OR CBT)

Usually you would walk every day from 7:00 until 14:30/15:00, it means from 7 to 8 hours lunch and countless pauses to regain strength and stamina included.

The pace would be around 1km/h (stops included), so the covered distance would not be so much, but 1 km in the rain forest is like 10 km in our forest… just to understand better please go to day 5 of the trekking report.

Along the path everything is slippery, the rocks in the rivers, the green moss on rocks and trunks, the omnipresent roots and mud… in one word, everything!

Furthermore there are uprooted trees all over your path, and sometimes they are the path itself… It means that you should pay attention every single minute, and have the highest carefulness: before moving one foot you should be sure as eggs is eggs that your other foot is steady (as far as possible) and that the roots, the trees or whatever you are grabbing is well fastened!

The running, especially after one whole night of rain, could be murderously energetic, so grab whatever you can, lianas, porters (if they could be on their feet…) and try, whenever is possible, to have your feet on the sand, that increase your grip.

MUARA HUBUNG – ATIKOP HILL – MUARA SAITE – LESS DEMANDING – 3KM – 3 HOURS – ↑310 M ↓190 M Continue reading “Cross Borneo – the trek”