Perù con capatina a La Paz

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04 Settembre 2004

Italia – Atlanta

Partiamo da Malpensa per raggiungere ad Atlanta l’unica partecipante che vola da Roma… Ed inizia già l’avventura! Non ho nemmeno finito di pensare che i controlli negli USA non sono poi così tremendi, quando non riesco a trovare Camilla al punto dove ci eravamo date appuntamento… Un tipico Cop americano mi sottolinea che avrebbe dovuto starsene lì ad aspettare per ben 2 ore e che questo è impossibile per questioni di sicurezza… Esco, ma Camilla non c’è!!! Dopo varie peripezie (dove ho avuto più volte modo di ricredermi su quanto pensato poche ore prima) il gruppo si riunisce, ascoltando l’avventura della partecipante romana trattenuta per ben 3 ore all’ufficio immigrazione!!!

Stressati, con la sola voglia che arrivi il giorno successivo, ci ristoriamo al Days Inn East, tipico motel da film americano dove servono davvero i tappi per le orecchie per dormire visto che ci passeranno 3 aerei al minuto alla minima distanza di sicurezza!!! Ci facciamo accompagnare (gratis!!!) all’aeroporto dove prendiamo la Marta per il centro e, accompagnati da un gruppo di americani costretti ad Atlanta dagli uragani, andiamo a foraggiarci al CNN center… Ma quando arriva domani per scappare da Atlanta???

05 Settembre 2004

Atlanta – Lima

La mattinata inizia con una “sana” colazione americana, e poiché è domenica, nella sala caffè dove ci sfamiamo si tiene la funzione religiosa con tanto di predicatore, ostie quadrate 1 cm x 1 cm e succo d’uva… Non mi sento in vacanza, ma non mi sento neppure a casa; sono pervasa dalla sensazione di essere sospesa in uno strano limbo fuori da spazio e tempo (anche perché l’attesa per il prossimo volo è davvero lunga!!!). Dopo aver fatto il check in ed esserci sbarazzati dei bagagli, decidiamo di andare scoprire un’altra parte di Atlanta, Decatur, che una dolce vecchiettina ci aveva consigliato la sera prima come posto adatto ai giovani: un parco, un monumento alle quattro guerre (le due mondiali, quella di Corea e il Vietnam), tanti piccoli bar, pub, ristoranti, FINE! Ok, abbiamo trovato il Java Monkey, pub frikkettone dove i vari studenti vanno a rilassarsi quando non hanno lezione, grazioso, comunque sempre angosciante stare ad Atlanta!!! Finalmente il volo per Lima, e dopo solo 6.5 ore, eccoci finalmente in Perù! Dopo aver espletato le formalità doganali (e quindi una fila chilometrica!!!), incontriamo Juni, il figlio di Nilda e Hugo Velarde, che ci accompagna in albergo… Speranzosi di vedere il Perù tanto agognato e sognato, incollati ai vetri come i bambini, ci sembra di essere caduti dalla padella alla brace… Un’eterna periferia, il cui triste grigiore avvolge anche i volti della gente… Ma tanto a Lima mica ci rimaniamo tanto, no?

06 Settembre 2004

Lima (visita città) – Pisco

La mattina, di buon ora, esco per vedere almeno la Plaza de Armas, ma è sempre la stessa sensazione della sera prima… Mi accordo con Nilda e poi con il gruppo ci incamminiamo per la capitale, alla scoperta delle bellezze sottolineate dalla mia guida… Inutile dire che non ne vediamo molte, nemmeno il parco giapponese è carino; riusciamo solo ad intossicarci di smog, polvere e troppo inquinamento acustico… Ma dove cavolo è il Perù? Nei nostri sogni? Mah! Di nuovo carichi, nuovamente speranzosi, eccoci al museo dell’oro,
c’è chi scappa in 10 minuti, chi riesce a resistere per 45 minuti, chi un’ora e mezza… I reperti sono davvero belli, ma il loro ammassamento e l’inesistenza di spiegazioni non ti fanno apprezzare al massimo il loro splendore… Tanto più che è tutto stipato in uno scantinato visto che il capo della fondazione ha preferito dare spazio a collezioni di armi ed animali impagliati al pian terreno. Finalmente si parte davvero, si saluta Lima, anche se purtroppo è un arrivederci a quando ormai avremo solo più il ricordo del viaggio… Ed eccolo il Perù; inizia piano piano a stagliarsi ai nostri occhi increduli la panamericana, una lingua di asfalto attorniata da immense dune di sabbia che si fanno spazio con prepotenza, morendo una volta arrivate a cospetto dell’oceano, così potente, ma reso soave dalla nebbiolina della stagione secca peruviana, la garua! Le parole vengono meno e lo stupore per l’incanto di un paesaggio quasi sovrannaturale ci da finalmente il benvenuto in Perù. Arriviamo in albergo per ricaricarci per il giorno seguente. Ne avremmo davvero bisogno!

07 Settembre 2004

Pisco – Islas Balestas – Paracas – Huacacina (dune) – Nazca (Volo sulle linee)

Dopo un’abbondante colazione sotto il patio fiorito del nostro albergo, partiamo in barca alla volta delle islas Ballestas, le Galapagos peruviane e per ammirare dal largo la penisola di Paracas. La paura di un tremendo puzzo e di uno spettacolo non altrettanto forte viene subito vanificato quando vediamo la prima colonia di pellicani e, stagliarsi sulla montagna, il famoso candelabro… Ma le emozioni non sono finite! Le isole Ballestas mi hanno regalato la meravigliosa sensazione di essere fuori posto per l’estrema maggioranza di animali che mi circondavano, in terra, in mare, in cielo. Se solo si potesse andare a nuoto, la sensazione sarebbe ancora più magica, lasciando lo spazio all’emozione di una compenetrazione con la natura. Lasciamo questo paradiso e ci dirigiamo alla volta di Huacachina, dove io e altri partecipanti ci lasciamo attirare dal surf sulle alte dune di sabbia… le dune sono meravigliose, ma la tavola non scende per il forte attrito!!! Si pranza gustando i primi sapori della cucina peruviana e poi di nuovo in pulmino alla volta di Nazca, dove il nostro piper ci sta aspettando trepidante. Il paesaggio è desertico e l’aereo, per farci meglio apprezzare i disegni incisi, volteggia a destra e a sinistra, cambiando bruscamente direzione e quota. Affascinanti, magiche, da non perdere, anche se per vederle, l’unica cosa che si perde quasi sicuramente è l’appetito, data la nausea limite per il volo!

Giunti in paese, ci uniamo ad una festa cittadina.

08 Settembre 2004

Nazca – Chauchilla (cimitero) – Chimoni – Atico – Arequipa

Oggi ci aspetta un viaggio molto lungo, che alla fine si rivelerà pressoché interminabile! Decidiamo di fare una capatina al cimitero Chaucilla; un posto magico, ricco di sensazioni contrastanti e diverse, ma che si riassumono in evocazione di sacralità! La terra è cosparsa di ossa sbiancate dal sole e da indumenti degli antichi defunti, tutt’attorno una distesa infinita desertica interrotta dalle sole montagne in un’atmosfera a dir poco lunare. Per meglio avere contatto con la natura ci togliano i sandali, pronti repentinamente a rimetterli non appena un indigeno ci sottolinea come questa terra pulluli di insetti che nidificano nelle carni dei malcapitati… Che schifo! Dopo un’attenta ispezione ai propri piedi, si riparte, fermandosi a Chimoni per un veloce pranzo e di nuovo sulla panamericana, direzione Arequipa!

Il paesaggio è davvero mozzafiato, la spiaggia a strapiombo, la strada in mezzo al deserto e alle montagne di sabbia, l’orizzonte pressoché infinito… penso che non ci sia posto migliore per una macchina in avaria! Dopo vari tentativi di recuperare il danno (vani, poiché il radiatore era stato macinato dalla ventola), decidiamo di chiedere soccorso alla prima anima: un camion rimorchio con rimorchio a seguito! Alberto, il nostro autista, tira fuori prontamente una corda, ed eccoci, le ragazze nella cabina di pilotaggio del bolide, tentando di tenere svegli i camionisti, i ragazzi a pregare tutti gli dei (ma proprio tutti), per non avere una visione, come dire, troppo ravvicinata del rimorchio!!!.

Arriviamo ad Atico, ridente (!) paesino in mezzo al nulla di poco più di 50 anime, dove aspetteremo fino alle 20:30 il bus della Ormeno che ci porterà ad Arequipa per le 3:30 di notte!!! Beh, abbiamo poi avuto solo 9 ore di ritardo…

A parte tutto il gruppo è davvero entusiasta di questa giornata, per i colori del tramonto che Atico ci offre, per i panorami immensi della panamericana, ma soprattutto per il contatto umano con la gente del posto e con Juni e Alberto.

09 Settembre 2004

Arequipa (visita città , Monastero S. Catalina)

Mi alzo comunque di buon ora perché devo vedere la Carmen per accordarmi sull’escursione al Canyon di Colca. Dopo aver sentito quanto mi vuole “estorcere” decido di rivolgermi alla Exciting, che si è rivelata davvero buona ed economica. Tutta contenta inizio la scoperta della città; mi perdo in Plaza de Armas, nel bianco delle vie, per poi entrare in Santa Catilina, dove la moltitudine dei colori con cui sono dipinte le pareti, mi fa dimenticare quanto stanca io sia. Percorro varie vie della città godendomi la bellezza del contatto con la popolazione locale, sorseggiando una bibita in panetteria mentre sgranocchio del pane parlando del più e del meno con ragazze del posto. Cerco gli spazi aperti per poter ammirare la bellezza dei vulcani che circondano Arequipa; purtroppo crollo prima di aver trovato la forza per potermi spingere nel sobborgo Yanahuara, tanto rinomato dalla mia guida. Il giorno dopo, passandoci in pulmino, mi pentirò di aver preferito una doccia calda e il buon materasso a questa piccola escursione a piedi!

La sera cena nel luogo più turistico di Arequipa, ma non lamentiamoci, comunque, il pasto è stato buono!

10 Settembre 2004

Arequipa – Chivay

La gentilezza della gente durante i viaggi continuerà sempre a stupirmi! La signora dell’Arequipa Inn ci ha trattato come una mamma, così come il portiere. Ci hanno detto cosa fare e cosa vedere, sottolineandoci i posti pericolosi a noi turisi; e anche oggi ci aiuta dandoci delle dritte (e delle foglie di coca) su come sopravvivere al mal di montagna. La salutiamo non appena Willy, la nostra guida, ci viene a prendere, in perfetto orario! Siamo in gruppo con due olandesi. Subito tappa di rifornimento foglie di coca e cenere ed ha inizio la prima masticazione (a termine solo a tarda serata prima di coricarci!). Si inizia a salire, il paesaggio si fa più desertico; il parco nazionale de Salinas e Agua Blanca delimitato dal solo cartello che ne indica l’inizio, ospita llama, alpaca e guanaco, animali davvero strani. Proseguiamo, mentre passiamo la bocca di un vulcano spento, l’altezza inizia ad essere importante; prima tappa 4000 m, poi ci si ferma a quota 5000 m, dove, dopo aver annusato un poca di Aqua de Florida (un’essenza locale usata come rimedio al soroche), mi avventuro in un ammassamento di sassi portafortuna. Ho smesso di mangiare le foglie da mezzora, una strana sensazione di intorpidimento salita fino alle tempie è stato un chiaro segno dell’esagerata masticazione!!! E poi si scende, nella bellissima conca che ospita Chivay. Pranzo, albergo, giro della città e finalmente le agognate terme! Come sempre, abbiamo passato anche oggi una giornata stupenda!

11 Settembre 2004

Chivay – Colca Canyon Cruz del Condor – Chivay – Arequipa – Puno

Oggi abbiamo un appuntamento col condor, quindi levataccia alle 5:00 e via sul pulmino verso la Cruz del Condor. Non è un posto sicuramente esclusivo visto l’affollamento… Ma lo spettacolo è unico; questi enormi volatili volteggiano sotto ai nostri occhi increduli, lasciandoci ammutoliti e estasiati. Più in basso il canyon de Colca si staglia in tutto il suo splendore, in una lingua di fiume abbracciato da immense montagne, con dislivelli di più di 1000 m! La natura è un eterno capolavoro, è immensa, ma allo stesso tempo così reale! Sulla via del ritorno abbiamo modo di scontrarci con la povertà del posto: i paesini che incontriamo hanno case con tetto di paglia o di sola lamiera; Willy ci spiega che solo le persone più ricche riescono a costruirsi coperture ibride, con paglia interna per isolamento e lamiera per la durata della costruzione. Siamo nuovamente nella candida Arequipa, abbracciata fra le cime dei suoi tre vulcani, in attesa delle 21:30, per prendere il bus che ci porterà a Puno, dove potremo riposarci solo alle tre. Del viaggio in pullman ricordo solo un tremendo puzzo di piedi e un immenso spettacolo del cielo stellato senza luna.

12 Settembre 2004

Puno – Isole Uros – Amantani

Ed eccolo il lago, in tutta la sua grandezza. Partiamo in barca per l’escursione che ci porterà all’estremo contatto con la popolazione indigena. L’acqua è sporca, una orrenda costruzione bianca (un albergo di lusso) giace sulla prima isola che incontriamo, mentre da lontano vediamo Puno che più che una città di montagna sul lago, ricorda, per il colore e la fattezza delle sue case, Amman!!! Dopo poco le isole degli Uros, sulle quali attracchiamo. Che strane! Se non fosse l’estrema espressione della turisticizzazione del Perù sarebbero davvero interessanti… Peccato che la guida ci faccia assaggiare le canne di totora con cui si fanno le case, peccato che le donne indigene portino all’estremo la vendita di ricordini, peccato che sull’isola principale ci sia il telefono, ma soprattutto peccato che la popolazione continui a vivere sull’isola solo ed esclusivamente per questioni di tasse e non per tradizione!!! Continuiamo la nostra navigazione; l’acqua diventa sembra più pulita ed inizia ad assumere i forti colori del lago di montagna, scorci meravigliosi si susseguono, mentre all’orizzonte inizia a stagliarsi Amantanì. Ognuno di noi viene assegnato ad una famiglia; Yolanda e Eugenio ci accolgono a casa loro; sembrano visibilmente commossi quando diamo loro i nostri doni e altrettanto imbarazzati per la povera cena che ci possono offrire. La camera è spartana, il pranzo e la cena genuini, e le stelle nella notte indescrivibilmente emozionanti, tanto da far scordare il tremendo soroche e l’estrema stanchezza che ci hanno accompagnato durante la giornata! La gente dell’isola è davvero unica, le emozioni che ti comunicano sono sincere e forti, tanto da rendere indimenticabile quest’esperienza.

13 Settembre 2004

Amantani – Taquile – Puno

Ci svegliamo di buon ora. Yolanda ed Eugenio ci salutano calorosamente, ma si deve partire! Al molo la barca che ci aspetta… Iniziamo la traversata che ci porterà a Taquile, dove, una volta attraccato, ci cimentiamo in una piccola passeggiata per arrivare in cima all’isola, sull’unico paesino. E’ indiscutibilmente turistico, ma allo stesso tempo vero. La diffidenza delle persone ha conservato le loro usanze pressoché intatte. Ed è qui che scopriamo come i copricapo siano l’espressione dello stato sociale ed anche dell’umore degli uomini dell’isola; per le donne, la mantella ha lo stesso compito. L’emozione nello scoprire nuove tradizioni, così finemente conservate affascina tutto il gruppo. Siamo di nuovo in barca, godendo di quei meravigliosi scorci che il lago ci offre, così unici e rari anche dalle isole. Poi nuovamente Puno. Un giro per la città alla scoperta del migliore acquisto, immersi nei banchetti sparsi a centinaia per le vie, la cena, due chiacchiere e poi l’agognato materasso!

14 Settembre 2004

Puno – Confine – Copacabana – La Paz

Siamo di nuovo sul pulmino, stavolta pubblico, con Palermo che ci accompagna. Le coste del lago ci regalano dei bellissimi paesaggi, accompagnandoci al confine. Un timbro, il solito visto da compilare e siamo in Bolivia.. Un uomo trasporta la sua bimba moribonda su di una cariola, sembra visibilmente preoccupato, inerme, come noi del resto. Saliamo in pullman con l’amaro in bocca e proseguiamo fino a Copacabana, il classico villaggio di confine, meta della gente più disparata, come un’oasi per gli “smoker” di tutto il modo. Non c’è nulla di vero, nulla di boliviano, anche i mercatini sono tenuti da europei in cerca di sostentamento… Fuggiamo da questo limbo, immergendoci nei contrasti del lago Titicaca, con il suo blu intenso, attorniate da alte montagne dalle cime innevate, in mezzo alla steppa gialla per l’erba bruciata dal sole. E come per incanto, circondata dai ghiacciai e dalle vette innevate delle Ande, la Paz, una conca piena di abitazioni fino a perdita d’occhio, per strada i mercati di ogni cosa, ricca di vita e di colori, un mondo a parte!

15 Settembre 2004

La Paz – Ghiacciaio Chacaltaya – La Paz (visita città)

Mi sono accordata con Don Ivar della Diana Tour per riempire i giorni boliviani di escursioni. Il gruppo sembra non aver gradito la vitalità sudamericana dei mercatini per la strada, congestionata dal traffico della capitale… Oggi saliamo al Chacaltaya, quota 5400 m, tutt’attorno lo spettacolo delle Ande, delle nuvole che sono talmente basse da poter quasi essere toccate! I colori dei laghi ricchi di ferro, sembrano un tutt’uno con la terra rossa dell’ambiente circostante e anche se l’ossigeno è diradato, un piccolo trek fino in cima al ghiacciaio ci permette di godere di panorami unici. Nel pomeriggio una visita a La Paz, ai suoi mercati di fiori, alimentari, artigianali, alle sue architetture così contrastanti, fra l’antico, il vecchio e il moderno. Ci imbattiamo in una mostra d’arte di Edgar Mendieta, in Foto Capri, negozio tenuto da Freddy Alborta, il famoso fotografo del Chè morto, in una scuola di pasticceria e di artigianato… Ma La Paz, ci accorgiamo, è soprattutto una molteplicità di manifestazioni pacifiche, di ogni genere, contro ogni cosa, contro la privatizzazione del gas, per i diritti civili…

16 Settembre 2004

La Paz – Valle de Las Animas – Canyon de Palca – La Paz

Il pulmino arranca verso la parte bene di La Paz, dove i ricchi (politici o narcotrafficanti), hanno deciso di vivere. Le case sono a ridosso di calanchi, in alto, in un oasi dove esistono anche i supermercati!!!

Continuiamo ancora, spingendoci verso la vallata attigua, dove si staglia davanti ai nostri occhi l’immagine sureale della Valle de las Animas. All’interno i calanchi labirintici sembrano ospitare spiriti, il silenzio che si avverte sembra sovrumano, come se qualcosa di impercettibile vivesse senza poter comparire ai nostri occhi. La gente del luogo viene qui in meditazione ogni qual volta il proprio spirito ha qualche cicatrice. Carichi di sensazioni procediamo, immergendoci nel Canyon de Palca, con le sue pietre rosso fuoco, le sue montagne da Grand Cayon; la maestosità delle montagne ci impone silenzio, come a chiedere rispetto.

E poi rieccoci a La Paz, a concludere questa giornata meravigliosa con un’altrettanto stupenda mousse al cioccolato, gustata al Tambo.

17 Settembre 2004

La Paz – Tiwanaku – Desaguadero – Puno – Cuzco

Oggi si ritorna in Perù; alla volta dell’”ombelico del mondo”. Prima tappa lungo il tragitto, Tiwanaku, sito archeologico appartenente a gruppi etnici di lingua Aymara. La nostra guida ci fa apprezzare la finezza delle architetture e delle sculture, la precisione con cui venivano tagliate le rocce e i sistemi ingegnosi di costruzione degli edifici. Dobbiamo ripartire per arrivare a Desaguadero. Oggi è venerdì, giornata di mercato. Il paesino metà peruviano e metà boliviano è animato da banchi stipati con qualunque genere alimentare, con risciò che si fanno strada a forza nei meandri impervi… una bolgia semi infernale, colorata e vivace ci circonda… E poi di nuovo le sponde del lago e Puno. Pochi minuti per pranzare ed eccoci ancora in pullman, cercando di tenere gli occhi aperti non tanto per vedere Titanic (era troppo sperare che non mi venisse più riproposto…), quanto per gli stupendi colori del tramonto su di una vegetazione spettacolare e cangiante.

Ed ecco Cuzco, il puma incaico, l’ombelico del mondo, la città più bella del Perù!

18 Settembre 2004

Cuzco – giro delle quatro ruinas a cavallo

Oggi il gruppo si divide formalmente, in quanto gli “audaci quattro”, coloro che hanno optato per l’inca trail di 4 giorni (ben 45 km a piedi!!!), hanno deciso di recuperare le forze preparando lo zaino e rilassandosi in città. I due rimanenti si avventurano in una sana scampagnata a cavallo (forse è più corretto pony, visto che l’altezza al garrese è di 1,20 m!!!) per le rovine attorno a Cuzco.

Sachsaywama, la prima delle quattro ruinas, è la più ben conservata; rappresenta la testa del puma, mentre l’antica torre (prima dell’invasione spagnola alta 30 m ci dice la guida), ne rappresenta l’occhio. Stanno preparando gli stand per la festa del giorno seguente; guardando l’immenso prato cerco di immaginarmi l’emozione durante l’Inti Raymi… Le altre rovine sono proprio in pessimo stato, ma la cavalcata ci regala dei begli scorci del paesaggio circostante. Scendiamo a piedi verso Cuzco, godendoci la sua skyline simile un po’ a Firenze… Cuzco è incredibile; ogni angolo, ogni via nasconde dei posticini incredibili, dalle gallerie d’arte, dal semplice pittore sotterrato da tutte le sue opere, ai caffè finemente arredati e non… Le vie acciottolate ti fanno calare in un’epoca storica lontana e ti investono della curiosità dell’esploratore… L’unico consiglio: PERDETEVI!

19 Settembre 2004

Cuzco – rafting Urubamba

Il gruppo si è diviso materialmente. Alle 8 del mattino gli audaci quattro hanno iniziato l’avventura, facendosi portare dal trenino fino al km 82. Gli altri partono con tutta tranquillità alle 9 per un rafting sull’Urubamba. Le guide sono davvero simpatiche, Ramon, il nostro “maestro”, è uno spasso, il canoista colombiano una montagna di muscoli e continua a farci scherzi… La giornata procede velocemente, un po’ meno quando Ramon, istigato dal ragazzo francese al comando, decide di far ribaltare la barca… L’acqua per fortuna è tiepida (ma anche un poco sporca…), ma il vento è davvero gelido; beh, almeno avrò un ricordino (il raffreddore) da portarmi a casa!!! Pranziamo in mezzo ai campi e poi ritorniamo a Cuzco. E qui ci diamo alla pazza gioia! Cercando gli ultimi regalini ci imbattiamo in un meraviglioso bar dove servono il migliore Martini di Cuzco, cena da Ruinas del Inca e poi iniziamo a sperimentare qualche discoteca di Plaza de Armas. Sono tutte uguali, ti regalano tutti una consumazione (imbevibile), e le piste pullulano di turisti…

20 Settembre 2004

Cuzco – Maras – Moray – Salinas – Chincero – Cuzco

Oggi siamo solo in due, tre con Milton, l’autista, un omone con una mano che sembra un’enciclopedia!!!

Il paesino di Maras è davvero grazioso, la gente, ancora genuina, quasi teme i turisti. Ci facciamo portare da Milton fino a Moray, per poi ridiscendere a Maras lungo 9 km di sentiero in mezzo alla campagna. Moray è un anfiteatro immenso che serviva agli Inca come studio sull’agricoltura. La camminata fino a Maras è stupenda, la natura selvaggia e in alcuni punti quasi contrastante, con i suoi campi coltivati, le agavi che sembrano segnare il confine fra la campagna e la line dell’orizzonte dove le cime innevate della Cordillera fanno capolino. Scendiamo a Salinas, dove un fiume ricco di sale colora di bianco tutti i terrazzamenti inca sparsi in questa conca; il bianco abbagliante del sale crea un contrasto con l’ocra della terra di notevole bellezza… Il Perù non finirà mai di estasiarci! E’ ora di pranzo, e a Chinchero dopo aver gustato un buonissimo pane e formaggio, andiamo alla scoperta del paesino costruito dagli Spagnoli su antiche mura Inca.

21 Settembre 2004

Cuzco – Aguas Calientes – Putukusi

Il trenino che porta ad Aguas Calientes è davvero uno spasso! Passando in mezzo alle case, arrancando per la montagna, dopo innumerevoli scambi e cambi di direzione, si immette nella giungla più intricata. Va talmente piano che lo si potrebbe tranquillamente seguire a piedi!!! Appena si arriva ad Aguas Calientes, la sensazione di magia ti pervade; Macchu Picchu è nascosto dalle cime delle montagnole che si innalzano con prepotenza tutt’attorno. Con la solita smania dell’esploratore ci immergiamo in un trek spettacolare in mezzo alla foresta fino alla cima del Putukusi. Scale a pioli con una pendenza quasi del 90%, ponticelli di legno, rocce da scalare con l’ausilio di corde di metallo piantate dagli indigeni, la cima che sembra non arrivare mai… ma quando finalmente si arriva in cima, con essa compare anche Macchu Picchu, in tutta la sua potenza, in tutto il suo splendore. Rimani estasiato, senza parole, forse perché le poche che gli uomini hanno inventato non possono descriverlo… Ogni fatica per ammirare Macchu Picchu da una diversa prospettiva vale la pena di essere compiuta! Scendendo, intrise ancora di forti emozioni, ci si rilassa alle terme del paesino così tanto pubblicizzate … Per la prima volta nella mia vita mi sono davvero chiesta se fosse il caso di entrarci… non danno l’idea di sicura igiene… comunque sono di sicuro ristoro dopo la giornata di trek estremo al Putukusi!

22 Settembre 2004

Aguas calientes – Macchu Picchu – Huayna Picchu – Cuzco

Oggi ci si sveglia davvero presto, tanto da essere a Macchu Picchu alle 6.

Dopo pochi metri siamo alla capanna del custode, mi siedo per meglio godere dello spettacolo e subito una fortissima emozione, così incredibile, da farmi venire le lacrime agli occhi. Macchu Picchu è il culmine del viaggio, quasi una sorta di raggiungimento del Nirvana per le sensazioni uniche che ti offre, così avvolto nella magia della nebbia che lo nasconde, alle volte come surreale…

Sembra che Manco Capac, il fratello del re Incas Atahualpa strangolato brutalmente nel 1532 dal conquistatore spagnolo F. Pizarro dopo essere stato attirato in un tranello, cerchi ancora di proteggere il suo introvabile rifugio. Tutto a Macchu Picchu è mistero: perché edificarlo in un’area così difficile e soggetta a frane? Hanno ragione alcuni studiosi nel pensare che la cittadella nasconda il grande tesoro che Athaualpa fece nascondere agli occhi degli spagnoli invasori?

Macchu Picchu è immenso, è magico; anche da Huayna Picchu, dove l’occhio può abbracciarlo in tutta la sua completezza, mi pervade la sensazione di non riuscire a vedere tutto, come se la città fosse ancora viva in una dimensione parallela, come se il re vegliasse ancora sul suo regno, pronto a mandare un’altra maledizione come quella contro gli spagnoli, prima della sua morte.

Le parole umane non riuscirebbero a descriverlo, forse perché così poco abbiamo voluto sapere degli Inca, forse perché solo abbiamo voluto derubarli dell’oro, distruggendo le loro architetture, costruendoci sopra chiese e paesi…

Peccato che gli Spagnoli non abbiamo capito che la grandezza dell’uomo non si misura nella bieca conquista di un popolo, che sottolinea solo la paura di ignoranti, ma nel saper crescere grazie alla conoscenza profonda di un popolo avanzato e finemente intelligente come gli Incas.

23 Settembre 2004

Cuzco (visita città)

Oggi avremmo dovuto visitare la Valle Sagrada, ma Yovana non si è presentata all’albergo… Poco male, tanto nessuno ci voleva davvero andare… Peccato! Mi perdo fra le viuzze della bella Cuzco, andando a visitare il convento di Santa Catilina… Le mura esterne sono un ibrido di costruzioni Inca e spagnole; all’interno ci sono conservate le rimanenze di quelle che erano le case e le mura… Chissà come mai non sono state distrutte; ma forse è bastato l’oro che cingeva la cittadella… Ci si perde a parlare con un pittore avventista, che oltre a volerci vendere i sui quadri, vorrebbe anche convertirci.

La sera salutiamo il Perù e la sua cucina, immergendoci in un copioso, ma molto caro buffet…

24 Settembre 2004

Cuzco – Lima (visita della città)

Il passaggio da Cuzco a Lima è troppo repentino. Siamo ancora ebbri delle meraviglie del viaggio, dell’architettura Inca, quando dobbiamo di nuovo immergerci nell’infermo del grigiore della capitale. E quando ritorni a Lima, ti viene proprio da chiederti come si sia potuta annullare una civiltà come gli Inca, per dare spazio a chi ha costruito tale orrore! Andiamo a visitare i quartieri “bene”, come Miraflores e Barranco, dove ci possiamo rifare con una festa gastronomica… ma del Perù degli Inca non c’è nulla, come non c’è nulla del colore e della vivace tristezza del Sudamerica, incontrato in tutto il viaggio. Il viaggio è davvero finito!

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