Namibia

 

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09.08.2009 – Domenica – 1° giorno

Italia – Londra – Johannesburg

Sono Partita dall’Africa australe, per la precisione da Maun, con un piccolo volo da 19 posti della Air Namibia.

La mattina ho fatto un giro per Maun, poi ho atteso l’aereo per 4 ore di ritardo e infine ho dormito al Puccini, in un bel letto, dopo 6 giorni di tenda!

 

10.08.2009 – Lunedì – 2° giorno

Johannesburg – Windhoek

Sposto tutta la mia roba al Roof of Africa, poi mi faccio un giro per i dintorni a piedi ed in fine giunge l’ora di prendere il taxi per l’aeroporto.

L’aereo è puntuale; dopo poco più di 45 minuti il mio gruppo è tutto unito!

A Pietro sono stati rubati i cellulari a Johannesburg… li aveva sbadatamente lasciati negli zaini che ha imbarcato. Provvederà a fare denuncia presso la polizia dell’aeroporto, ma ovviamente dei cellulari non saprà più nulla!

Raccolgo i soldi della cassa comune, Freda si offre di fare la cassiera (la migliore che io abbia mai avuto, davvero!) e ci dividiamo in tre gruppetti.

Io vado alla Europe Car con i miei 6 guidatori, un gruppo sta a vedere i bagagli, Freda ed altri sono a cambiare i soldi che avevo prenotato la sera prima.

Le pratiche sono lunghe e noiose, vengono fotocopiate patenti e passaporti, poi, prendiamo tutti gli altri ed usciamo nel piazzale per verificare le auto.

Le prime due sono praticamente nuove, è quindi molto semplice verificare che non ci sono problemi. Eventuali graffi sulla vernice del cassone non vengono segnati e non vi verranno addebitati comunque.

Alle 16, dato che l’altra auto non ci è ancora stata portata (anche questa è nuova e devono addirittura ancora targarla), poiché ho appuntamento con Selma alle 16:30, decidiamo di andare in città con un’auto. Gli altri ci raggiungeranno in seguito.

Lascio il mio cellulare namibiano, la mappa per raggiungere il Roof of Africa, e la check list per l’altra auto, poi partiamo.

Al Roof, dopo poco arriva Selma; sembra stanchissima e scocciatissima… Sbrighiamo tutte le formalità e poco dopo arrivano anche le altre due auto.

Sono le 17… Velocemente ci dividiamo nelle stanze e poi, assieme a Gianni ed altri 5 vado al Camping Hire, lasciando che Carmine ed altre 4 donzelle, con lista alla mano, vadano a fare la spesa…

Ovviamente ci perdiamo… quindi telefoniamo a Frauke Muller che ci da ottime informazioni e ci viene ad aspettare. In poco meno di 20 minuti abbiamo verificato tutto, pagato, lasciato la caparra e caricato sull’auto tutto il materiale.

Torniamo al Roof, ma degli spesaioli non v’è traccia… Inizio ad aver paura… Ma cosa stanno comprando? Forse ho sbagliato a dirgli che se vedevano che nella lista c’era troppo, o TROPPO POCO, di aggiungere o togliere…

Alle 19:30 sono di ritorno… La nostra enorme Toyota Hilux è completamente piena di buste, ce ne sono ovunque, tutto il bagagliaio, poi sui sedili posteriore e anteriori…

Prendiamo qualche scatolone che troviamo fuori dal Roof of Africa e iniziamo a mettere a posto la spesa, avendo cura di suddividere fra Colazione, pranzo e cena… poi trasbordiamo l’acqua nell’auto adibita a bagagli…

Alle 21 abbiamo le gambe sotto il tavolo e mangeremo un’ottima bistecca di orice alla Joe’s beer house.

Domani si parte per la grande avventura!

 

11.08.2009 – Martedì – 3° giorno

Windhoek – Sesriem

Oggi partiamo di buon ora, la strada è tanta ed è meglio arrivare prima del tramonto per montare il primo campo.

Alle 7:30 abbiamo già pagato, fatto colazione e siamo pronti per partire. Troviamo subito la B2 che ci porta verso sud, fuori da Windhoek e dopo poco più di un’ora e mezza di strada, arrivati a Rehoboth, iniziamo la nostra avventura sullo sterrato.

I paesaggi sono splendidi, il giallo del grano è così forte da far male agli occhi, il cielo è di un azzurro splendido e le alture si stagliano sull’orizzonte quasi fossero disegnate!

Verso le 13 ci fermiamo a fare uno spuntino a base di tonno, fagioli e pane in mezzo al letto del rinsecchito Kam river. Attorno a noi ci sono degli splendidi alberi faretra e numerosissimi nidi degli uccelli tessitori.

Poi riprendiamo la strada. Arrivati quasi al bivio con Solitaire, Paolo buca la prima ruota della vacanza… Scendiamo tutti, infiliamo i guanti di lavoro e in poco meno di 5 minuti siamo di nuovo sulla nostra pista.

Alle 16 siamo a Sesriem.

Paghiamo l’ingresso, il campo e poi ci andiamo a sistemare nella nostra piazzola, all’ombra di un bellissimo albero secolare.

Decidiamo di lasciare tutto per domani e ci concentriamo sulla prima cena, che devo dire, risulterà ottima come sempre! Brava Maria Cristina, brava Gianfranca!

Finiamo la serata al bar, scherzando e ridendo, per poi buttarci sulla terra ad ammirare le stelle, che qui nel deserto sembrano ancora più vicine.

Splendida la Namibia!

 

12.08.2009 – Mercoledì – 4° giorno

Sesriem – Soussusvlei – Dead vlei – Duna 45 – Sesriem Canyon – Sesriem

Oggi ci svegliamo prestissimo, dobbiamo cercare di vincere il tempo e vedere l’alba alla duna 45…

Alle 5:45 i cancelli aprono (verificate perché l’apertura e la chiusura sono definite stagionalmente) e ci vogliono almeno 30 minuti se non di più per arrivare alla Duna 45…

Ovviamente piccolo imprevisto, Carmine si insabbia al campeggio (!!! Si, avete letto bene!!!) e quindi perdiamo almeno 10 minuti, tant’è che non riusciamo ad essere i primi della lunga fila, ma i dodicesimi e in più fa un freddo bestiale, ci sono 5°C!!!

Il cancello apre in ritardo e il signore che verifica le targhe è solo, si fa luce con una piccola torcia ed è davvero lentissimo… Intanto sta albeggiando…

Non appena oltrepassato i cancelli, continuiamo a percorrere la bella strada asfaltata lungo il deserto del Namib.

Il paesaggio è splendido, le dune del Namib, il deserto più antico al mondo ci avvolgono e ci coccolano con il loro arancione così intenso…

Quando arriviamo alla Duna 45, una piccola delusione, sinceramente mi assale… Tanti piccoli puntini macchiano la sua splendida silhouette; sono tantissime altre persone che hanno avuto la nostra stessa idea!

Decidiamo, vista anche l’ora, che conviene proseguire per Soussusvlei e goderci l’alba, si con il sole già sorto, ma in solitudine!

E abbiamo fatto la scelta giusta.

Percorriamo gli ultimi 5 km di pista sabbiosa, poi parcheggiamo e ci avventuriamo sulla duna.

Soussusvlei è un posto magico. Dalla cima si gode uno splendido paesaggio di buona parte delle dune del Namib. Sotto di noi, il bianco del fango lasciato dalla stagione delle piogge ed ormai essiccato. Davvero mozzafiato.

C’è chi si rotola fra le dune, chi scala la parte più alta, io mi fermo a godere del silenzio, interrotto solo dal rumore del vento. Stiamo qui due orette, poi, non appena vediamo che stanno arrivando altre auto, rotolandoci nella sabbia, scendiamo a fare la meritata colazione.

Poi ci aspetta Dead vlei e una fotografia alla splendida duna 45.

Consiglio: Il deserto del Namib è uno dei posti più belli della Namibia, non perdetevelo per nulla al mondo e godetevelo per un’intera giornata, lasciando che sia la calura e decidere che è venuto il tempo per una pausa!

Tornati al campo verso le 14, decidiamo di farci qualcosa di caldo come pranzo e poi di andare ad esplorare il Sesriem Canyon.

Non bisogna uscire dal campeggio, ma prendere la strada che trovare sulla sinistra opposta alla reception.

Il Canyon certo non può competere con le splendide dune del Namib, ma va comunque visitato.

Arrivata l’ora del tramonto, decidiamo di non andare alla duna 45, sicuramente ancora infestata da tutti quei puntini, ma di salire l’altura di fronte al canyon e di goderci il tramonto da lì.

Splendido, davvero!

Torniamo al campo e la nostra Maria Cristina ci allieta la cena con il “friggione” a base di cipolle, passata di pomodoro, corn meat e piselli. Una cena davvero deliziosa.

Poi solita puntatina al bar a base di Amarula.

Stasera si uniscono a noi 3 ragazzi di Riccione, simpaticissimi, che troveremo ancora nel nostro itinere, e che viaggiano in solitaria con un’improbabile Yaris 3 volumi!

In questi momenti di conoscenza, si può godere fino in fondo del piacere dei racconti altrui.

Poi di nuovo nanna in tenda. Bellissimo, anche se Sesriem sarà il posto più freddo in assoluto.

 

13.08.2009 – Giovedì – 5° giorno

Sesriem – Solitaire – Troprico del Capricorno – Duna 7 – Swakopmund – Weltwitchia drive – Swakopmund

Anche oggi dobbiamo partire presto, la strada è lunga e le cose da fare sono molte!

Lasciamo le rosse dune del deserto del Namib, senza fare colazione, perché tappa fondamentale lungo il tragitto è la mitica pasticceria dove possiamo gustare la torta di mele migliore di tutta la Namibia!

Il posto è tutto adornato di vecchie pompe di benzina, una macchina vecchia e altre cose molto interessanti.

In pasticceria un grosso omone con i baffi e tutto rosso, con il cappello da cuoco, ci serve delle grosse fette di una squisitissima torta di mele appena sfornata. La fetta è talmente grossa che non riuscirò a fare pranzo! E ancora adesso mi chiedo come Pietro abbia potuto mangiarsene due!!!

Dopo questa prelibata sosta, continuiamo per meno di una 50 di km, fermandoci per fare la classica fotografia con il cartello del Tropico del Capricorno. Poi ci fermiamo ancora al Kuiseb Pass, dove si gode un ottimo panorama.

Continuiamo lungo la C14, in un paesaggio davvero monotono e desertico, fino a quando lo splendore della duna 7 non ci fa capire che Swakopmund è alle porte.

Ci sistemiamo nei nostri chalet, poi mi faccio accompagnare da Roberto in centro, per fare i permessi per Sandwich Harbour e per Weltwitchia drive. Già che ci siamo, compriamo anche il regalo di gruppo a Freda che tra pochi giorni compierà gli anni; una bellissima maschera namibiana.

Chi è rimasto negli chalet ha preparato caffè e degli ottimi panini.

Al nostro arrivo, verso le 14, sono tutti pronti per partire alla scoperta della mitica pianta millenaria.

Gianni e Maria Cristina hanno addirittura rinunciato al volo sul Namib, Roberto decide di non fare un giro per Swakopmund per fare shopping ed unirsi a noi per vedere la pianta…

E qui mi sono garantita le battute di tutto il gruppo per tutti i secoli a venire.

Percorriamo una cinquantina di km in mezzo a splendidi paesaggi lunari, scendiamo in uno incantevole canyon. Sono tutti esaltati, c’è chi ha preso il grandangolo per poterla fotografare a pieno. Capisco che forse tutti i miei compagni di viaggio (ad eccezione ovviamente di Carmine e Giulia che conoscono ogni forma di vita namibiana) non sanno di cosa si tratta… Pietro e Stefano pensano addirittura di trovarsi di fronte al Sequoia Park, Gianni e Cristina credono che siano gli alberi faretra! Nessuno ha capito che la Weltwichia, soprannominata poi da Paolo, Vulva Vulgaris, non è nient’altro che una pianta a due sole foglie che con il tempo si allungano, si sfilacciano e si arrotolano su se stesse, verde, senza fiori… Bruttina, se devo proprio essere sincera! Lo sguardo e le battute scherzose di tutti sono chiare. Vabbè… Il coordinatore non può sempre prenderci sui gusti del gruppo e poi ‘sta pianta ha ben 1500 anni!!! Stasera ostriche, così mi faccio perdonare!

Tornati verso Swakopmund, il sole che si getta verso l’orizzonte, illuminando una lingua tutta contorta di asfalto ci regala un magico tramonto.

Dopo una bella doccia calda, ci incamminiamo a piedi verso il ristorante costeggiando l’oceano.

E finiamo la serata con una bella scorpacciata di ostriche innaffiate da un ottimo vino sudafricano!

 

14.08.2009 – Venerdì – 6° giorno

Sesriem – Walvis Bay – Sandwich Harbour – Swakopmund

Ed ecco che arriva la giornata dell’imprevisto!

Di comune accordo abbiamo deciso di partire molto presto, alle 7:30, per avere il tempo di vedere Sandwich Harbour, fare un giro a Swakopmund (richiesto per lo più da chi vuole fare degli acquisti, io ne farei anche a meno…) e di arrivare ad una buona ora allo Spitzkoppe.

Arrivati a Walvis Bay, ci fermiamo sulla’ansa verso Pelican Point per godere della vista di splendidi fenicotteri rosa che stanno facendo colazione in riva al mare.

La marea, che si è ritirata, ha lasciato sul bagnasciuga delle meduse che sono ormai rinsecchite.

Proseguiamo verso la pista sabbiosa. Gianni si sta divertendo come un pazzo, Giulia e Paolo un poco meno, visto che si sono insabbiati già ben tre volte!

Percorro con Gianni il bagnasciuga avanti e indietro e lasciamo che l’oceano sia il nostro compagno di viaggio, poi andiamo verso le altre due auto che si sono fermate: i nostri driver non se la sentono di proseguire, visto tutte le volte che ci siamo impantanati!

Beh, poco male, riusciremo a vedere meglio Swakopmund! Decidiamo quindi di ritornare indietro; la pista è poco segnata, la sabbia un poco umida, attorno a noi solo il rumore del vento. Percorriamo vari km, in mezzo a questo paesaggio incredibile, surreale, angosciante quasi, ma al tempo stesso così seducente e straordinario. Ci divertiamo per le dune, ci troviamo immersi nell’erba più alta, veniamo shakerati per bene, su e giù, poi tutti assieme decidiamo di tornare. Gianni prende la via fra le dune e vorrebbe scenderne addirittura una, ma meglio non rischiare…

E arrivati sull’amico asfalto, la macchina di Giulia non va avanti… Problema alla frizione.

Vi siete mai chiesti perché quando si è in vacanza con persone che pochi giorni prima erano tutte sconosciute, d’improvviso, quando ci sono dei problemi alla macchina, tutti diventano provetti meccanici? Beh, anche stavolta è così e io anche questa volta non me lo spiegare!

Telefono alla Europe Car che mi da il numero dell’agenzia a noi più vicina, quella di Walvis Bay a Pelican Point.

Ci dicono di trainare l’auto fino all’ufficio, Una volta arrivati, la signora della reception, senza nemmeno verificare l’auto , asserisce che è colpa nostra che non sappiamo guidare; il meccanico che arriva ci spiega addirittura quale è la 3 e quale la 1 marcia, poi prende l’auto e dopo solo 1 ora, ci dice che la frizione è bruciata!

Noi chiediamo alla signora di poter visionare la frizione, ma la signora, con tranquillità ci dice che l’auto non è ancora stata smontata, che la diagnosi è stata fatta solo con “il naso”; vista la puzza, che c’era, era ovvio che fosse bruciata.

Ok, capiamo che possiamo fare tutte le questioni del mondo (e ne abbiamo fatte tante, soprattutto per avere l’auto sostitutiva la sera stessa e un’auto per questa giornata), ma tanto la frizione è a carico nostro.

Con malincuore paghiamo, mi faccio dare il cellulare della signora, lascio il mio numero a lei e ci diamo appuntamento per la sera.

Poi facciamo un giro per la città; io colgo anche l’occasione per fare un grande bucato.

La sera, verso le 21, abbiamo già verificato la nostra nuova auto e stiamo di nuovo seduti al ristorante per l’ennesima scorpacciata di ostriche e vino.

Domani è un altro giorno, si riparte!

 

15.08.2009 – Sabato – 7° giorno

Swakopmund – Cape Cross – Skeleton Coast – Palmwag – Aba Huab

Ripartiamo verso le 8 con la nostra nuova auto. Roberto la guiderà per tutto il giorno e non si accorgerà, fino a quando non rimarremo senza carburamte, che l’auto in realtà va a benzina…

Alle 10:30 siamo a Cape Cross: il tanfo non è così forte come descritto nelle precedenti relazioni, lo spettacolo però vale qualunque biglietto.

Troviamo di fronte a noi una grande distesa di otarie, c’è chi allatta, c’è chi lotta per la conquista del territorio, chi si tuffa in mare alla ricerca di pesce…

Le otarie di Cape Cross infatti, possono contare su abbondanti risorse di cibo, grazie ai pesci trasportati dalla corrente del Benguela; ogni anno consumano oltre un milione di tonnellate di pesce (più del consumo nazionale complessivo di Namibia e Sudafrica). Per contenere la popolazione della colonia, le autorità namibiane consentono la caccia all’otaria in alcuni periodi dell’anno.

Risaliti sull’auto, arriviamo ai tetri cancelli della Skeleton Coast, a Ugab Gate.

Facciamo il permesso e poi ci avventuriamo in questa landa desolata.

I colori sono splendidi, avvistiamo l’unico relitto, poi continuiamo, fino al bivio con Torra Bay. Pranziamo e decidiamo di andare direttamente a Twyfelfontein.

Usciamo quindi dallo Springbok Wasser Gate e andiamo verso Bersig.

Abbiamo appena lasciato la Skeleton Coast e ci stiamo dirigendo verso l’Aba Huab Camp, il paesaggio attorno a noi è splendido. Una luce arancione si accende nel quadro strumenti: “Siamo senza benzina!” Accostiamo nella strada per Palmwag e lasciamo andare i nostri compagni di viaggio, con tanto di tanica, a fare rifornimento. Nel mentre un carretto trainato da due asini e con tre ragazzi, rallenta e poi accosta. “Problem?” ci chiedono. Noi spieghiamo… Loro: “ok, ma fate attenzione! Nella zona gira un elefante con una zanna sola: è pericoloso perché è stato allontanato dal gruppo” Sorridono, e se ne vanno. Roberto sospira, mette le mani sui fianchi, sospira di nuovo, poi asserisce: “Bene, l’elefante è grosso, se c’è, lo vediamo!” non attende risposta, entra in auto, rovista fra le sue cose, apre il baule, tira giù il suo bagaglio rosso e se ne esce con un binocolo e inizia a scandagliare la zona. Una, due, tre volte… Bello essere in mezzo alla natura! Ovviamente dell’elefante nessuna traccia. Ormai è diventato leggenda!

Fermiamo così una guida, Isaac, che ha appena finito di lavorare, per farci aiutare a fare rifornimento; lui ha un tubicino.

Va bene che ha pazienza! Arrivano i nostri compagni con una tanica di diesel, Isaac ci blocca, dice “io sento che questa macchina è a benzina”. Tira fuori la sua tanica di benzina e CI SALVA!

Ci dice inoltre che vicino al campeggio c’è una pompa di benzina!

Arriveremo al campeggio solo ad ora tarda, in pochi minuti monteremo il campo e poi pasteggeremo con una splendida pasta e vino in cartone.

Dopo tanti km e tante avventure, domani ci godremo un poco di relax.

 

16.08.2009 – Domenica – 8° giorno

Twyfelfontein – Organ Pipes – Burnt Mountain – Petrified forest – Palmwag

Oggi ce la prendiamo con comodo, ci svegliamo verso le 8:30, facciamo colazione, smontiamo il campo, poi andiamo a fare rifornimento alla vicina “stazione” e poi ci dirigiamo verso Twyfelfontein.

Per la strada incontriamo un uomo barbuto che procede a piedi, con in spalla tutta la sua casa; probabilmente un viaggiatore che è in giro da anni.

Alle 10:00 stiamo visitando il sito di Twyfelfontein con la guida obbligatoria, che ci fa gustare al meglio la stiria di questo incredibile posto.

I Damara che un tempo vivevano in questa zona la denominarono Uri-Ais o “fontana saltante” dalla sua sorgente di acqua fresca. Nel 1947 il nome e’ stato cambiato in Twyfelfontein – che significa “fontana dubbiosa” – dal primo colono bianco, che riteneva che la sorgente fosse troppo debole per rappresentare un valido supporto per la natura circostante. Nel 1952 la zona e’ stata dichiarata monumento nazionale per i suoi oltre 2500 graffiti e pitture rupestri risalenti a circa 6000 anni fa. La maggior parte dei graffiti rappresenta animali e le loro orme, con rare rappresentazioni di uomini rispetto alle migliaia di immagini presenti. La più famosa è la rappresentazione dello sciamano, sottoforma di uomo leone.

Visitiamo poi le Organ Pipes, colonne di basalto che assomigliano a delle canne d’organo, situate in una piccola gola. Queste rocce dalla forma particolare furono formate 120 milioni di anni fa, quando la dolerite, raffreddandosi, si suddivise in colonne alte sino a 5 metri.

Poco lontano da queste formazioni c’è la montagna bruciata che in effetti sembra sia stata devastata dalle fiamme. E’ una distesa di scorie vulcaniche dove nulla è stato risparmiato dal fuoco. In questo paesaggio sinistro e desolato non cresce praticamente nulla. “Arrostita” da un antico inferno, non sembra particolarmente attraente durante il giorno, ma all’alba ed al tramonto sembra che il basalto e l’argilla che la compongono prendano fuoco ed i colori sono davvero spettacolari; noi purtroppo non possiamo aspettare così tanto, così, dopo esserci avventurati in una breve passeggiata, proseguiamo fino alla foresta pietrificata, dove, prima di entrare, ci riposiamo con la consueta pausa pranzo.

Anche qui disponiamo di una guida obbligatoria, che ci fa finalmente vedere la pianta di euforbia, la pianta velenosa da bruciare.

La Petrified Forest è un veld aperto cosparso da tronchi lunghi fino a 30 metri, con una circonferenza che raggiunge i sei metri, che si calcola risalgano a 260 milioni di anni fa. Dal momento che non vi sono né radici né rami, si ritiene che questi tronchi siano arrivati qua in seguito ad una gigantesca alluvione

Poi, visto che sono già le 15:30, procediamo verso Palmwag.

Nella strada ci fermiamo ad aiutare un pullmino di italiano che ha bucato e che ha rotto il crick, così anche questa volta dovremmo montare il campo con il buio.

Anche se abbiamo uno spazio cucina tutto per noi, dato che domattina partiremo alle 6:00, decidiamo che stasera ci meritiamo una buona cena al ristorante del camping.

 

17.08.2009 – Lunedì – 9° giorno

Palmwag – Sesfontein – Opuwo – Epupa Falls

Oggi giornata di trasferimento.

Alle 6:00 siamo già in auto pronti per partire. La strada che porta fino a Opuwo è tenuta davvero male e rischia di essere la più pericolosa del viaggio, con tutte quegli avvallamenti e quelle buche. Bisogna fare davvero attenzione!

Da Opuwo a Epupa Falls invece, la situazione migliora.

Siamo ad Opuwo, la capitale del Kaokoland, estrema regione di nord-ovest ai confini con l’Angola, una zona arida e semidesertica, ondulata da rilievi e solcata da poche strade e qualche pista in cattivo stato. Ci siamo fermati per rifornirci di generi alimentari, per fare rifornimento e per cambiare qualche soldino. Siamo in territorio himba, le popolazioni del nord della Namibia, che vestono ancora con pelli di capra; le donne, bellissime, girano vestite solo di una minigonna di pelle e di splendidi ornamenti che adornano il collo, i polsi e le caviglie: veri e propri gioielli tribali, raffinati ed eleganti, realizzati per lo più in cuoio tempestato di decorazioni in ferro e osso. I monili più preziosi restano comunque le conchiglie che arrivano da paesi molto lontani. Lo splendido seno nudo è ritratto in fotografie che hanno fatto il giro del mondo, è normalmente adornato di gioielli che decretano lo stato sociale della ragazza, alle caviglie degli ornamenti metallici, sul capo differenti orpelli che decretano lo stato di sviluppo della ragazza. E poi un corpo, sottile, longilineo, meraviglioso ed armonioso, tutto arancione, cosparso di burro, cenere e ocra rossa, profumato da erbe aromatiche, così come i capelli che sono lunghi e divisi in splendide treccine cilindriche tenute assieme con gli stessi unguenti usati per il corpo… Ad Opuwo, nella stessa città, al supermercato il contrasto è evidente e si traduce in una miscellanea di etnie; per la città vagano i namibiani che vestono con i vestiti occidentali, le seminude donne himba e le loro antenate dirette, le donnone Herero, grosse mamy che hanno lunghi vestiti a fiori, che disegnano un importante sedere. Sul capo il classico cappello che li contraddistingue. Posiamo le nostre cose sul rullo del supermarket, Freda paga alla cassiera, tira fuori il libro cassa e segna l’uscita, precisa come un orologio svizzero e creando a sua volta buona parte di quella curiosità che noi abbiamo avuto nei confronti di queste etnie.

Poi ripartiamo; lungo la strada che ci porterà fino al paradiso terrestre, ci sono belle ragazze himba che cercano di fermare i turisti.

Piantiamo le tende come al solito una sull’altra; lasciamo i nostri abiti alla mamy lavandaia e poi una meritata doccia; l’acqua è scaldata a legna.

Poi andiamo al bar sopra le cascate, una specie di palafitta in legno e ci godiamo il rumore e il lento scorrere del fiume con una birra gelata in mano. Un poco di relax ci vuole anche, che ne dite?

Poi una cenetta e nanna, pronti per domani!

 

18.08.2009 – Martedì – 10° giorno

Epupa Falls – Himba – Epupa Falls

Questo per me è il giorno più bello di tutto il viaggio.

Derek, la nostra guida himba, fratello mancato di Bob Marley, che saluta con il pugno al suono di “Strong!”, arriva puntuale all’appuntamento. Ci porterà a visitare due villaggi himba e ci racconterà usi e costumi di questa incredibile popolazione.

Nel primo villaggio faccio un incontro speciale, che ricorderò per la vita: quella bimba himba, lei che mi guarda con incredulità, gli occhioni neri mi scrutano con gioia, ma anche con curiosità.
Si chiede perché il colore della mia pelle non sia arancione, non sia simile al suo… Mi prende la mano, la gira, mette il suo palmo sul mio e poi la sfrega forte forte per vedere se “stingo”, poi mi guarda con ancor più stupore e decide di ripetere il gesto, ma nulla, quel bianco non se ne va… e allora si toglie un pezzo di mela dalla bocca e me la offre. Io l’accetto. Ci guardiamo, ci sorridiamo, ci diamo la mano e capiamo che i gesti, alle volte, valgono più di mille parole! e così iniziamo a giocare e a scambiarci mille sorrisi.

Gli Himba vivono in spianate di terra, in case fatte di fango, con qualche capra e con le tradizioni che la colonizzazione turistica non è riuscita ancora a cancellare.

L’incontro con una popolazione così primitiva è davvero emozionante, ma sapere che a causa dl turismo stesso, questa popolazione piano piano scomparirà, lascia sicuramente l’amaro in bocca e tanti spunti di riflessione sugli impatti del nostro passaggio. Anche per questo non ho voluto proporre al mio gruppo di dormire nei villaggi di questa popolazione.

Torniamo al campeggio e ci dividiamo; io mi godo un poco di relax al bar.

Poi decidiamo che è venuta l’ora di una piccola camminata per vedere lo spettacolo sulle cascate. Le “acque che cadono”, è questo il loro significato Herero, sono formate dal fiume Kunene che si apre a ventaglio e si getta a valle attraverso una serie di canali paralleli, occupando una zona larga 500 metri e scendendo complessivamente di 60 metri in un tratto di 1,5 Km. Il salto più alto (37 metri) è quello dove il fiume precipita in un crepaccio buio e stretto, circondato sovente dall’arcobaleno. Lo spettacolo è entusiasmante, a dir poco indescrivibile.

Proviamo a immortalare vari momenti con le nostre fotografie, ma con scarsi risultati. Non possiamo infatti imprimere il forte profumo dell’acqua che cadendo si ossigena, la bruma che lentamente ci bagna, il rumore della natura, il continuo scorrere delle acque, che lasciano che questo spettacolo non sia mai lo stesso. Ma soprattutto, non possiamo immortalare quel pizzico di adrenalina che proviamo quando si è sul bordo di un  precipizio di 37m e sotto di noi, solo acqua! Ci resta solamente il ricordo, così emozionante, così incredibilmente vero, da rendere difficile il racconto.

La notte scende, il buio ci avvolge, attorno a noi il fragore delle cascate. Abbiamo festeggiato il compleanno di Freda, la nostra mitica cassiera, con Derek, con i tre Romagnoli ritrovati e con il proprietario del campeggio e la sua compagna. Abbiamo annaffiato il buonissimo salame di cioccolata preparato da Cristina con vino, Amarula e tanto buon umore. Serata incredibile, indimenticabile!

 

19.08.2009 – Mercoledì – 11° giorno

Epupa Falls – Okongwati – Ruacana – Outapi (Ombalantu Baobab Tree Heritage Center) – Olukonda

Oggi grande tappa di trasferimento.

Ieri abbiamo verificato la condizione della D3700 e abbiamo deciso di scendere fino ad Empembe, prendere la D3701, che stanno migliorando e prendere l’ultimo tratto della D3700, godendo così dello splendido paesaggio lungo il Kunene, ma evitando rischi gratuiti.

Per la strada ci fermiamo a fare rifornimento in un’improbabile pompa di rifornimento. E’ all’interno di una casa, e c’è una donnona Herero che gestisce il pieno con un tubo di gomma, un bidone di plastica e un grosso bidone di latta per “aiutare il rifornimento”.

Lì vicino c’è anche un piccolo ospedale al quale potete lasciare qualche medicinale e una scuola.

Poi continuiamo verso Empembe. Ripresa la D3700, ci fermiamo lungo le sponde del Kunene per ammirare delle splendide scimmie.

Lungo il Kunene la strada ci regala degli scorci meravigliosi; viaggiamo immersi nella vegetazione, ogni tanto gli alberi si aprono verso il fiume. Incontriamo un albero pieno di scimmie, diversi villaggi himba probabilmente ancora poco inquinati dal turismo e ci concediamo una pausa pranzo all’ombra di un albero, gustando pane, fagioli e tonno, un poco di sardine e l’immancabile carne in scatola, la Corn Meat, mentre il nostro sguardo si perde in quelle acque che lambiscono due paesi che un tempo erano in guerra…

Poi riprendiamo ‘asfalto, che lasceremo solo più all’interno dell’Etosha.

Arriviamo al punto più alto e di fronte a noi lo scempio. Vediamo la gola dove una volta dovevano scendere le meravigliose Ruacana Falls, ora completamente prosciugata!

Ci fermiamo a Outapi per fare rifornimento e cogliamo l’occasione per visitare il grandissimo albero di Baobab al cui interno hanno addirittura costruito una chiesa!

Inizia ad essere tardi, ci rendiamo conto che non possiamo fare ancora 120 km fino all’Etosha dove tra l’altro, per questa notte non abbiamo nessuna prenotazione e quindi non siamo sicuri di trovare posto…

Decidiamo allora di bivaccare nei dintorni, apriamo la LP e ci mettiamo ancora in strada fino a trovare, sperso in mezzo alla campagna, il Nakambale Museum.

Una simpatica signora ci apre il cancello, ci fa vedere delle tende già montate con tanto di letto e ci offre inoltre l’uso della cucina; è strano dormire dentro ad un museo, non credete?

Il posto è sicuramente spartano, ma piacevole, ci sono docce calde, bagni, ovviamente tutti per noi, una cucina, tavoli e panche illuminati da corrente elettrica; cosa chiedere di più?

Montiamo il campo, poi ci sediamo a cena, con delle belle birre fresche che ci hanno portato i ragazzi che lavorano nel museo dalla vicina città.

Stasera stiamo seduti su delle panche con la luce.

Il posto è carino, ma effettivamente c’è ben poco da fare; quindi nanna presto, domattina inizia il game drive!

 

20.08.2009 – Giovedì – 12° giorno

Olukonda – Namutoni

Oggi inizia la nostra grande avventura all’Etosha!Siamo tutti in fibrillazione, ci svegliamo presto, raccogliamo le tende e via sulle nostre auto.

Alle 9:30 siamo ad Anderson Gate; sbrighiamo tutte le formalità, facciamo i permessi e paghiamo per tutti i giorni (3) che staremo nel parco, poi entriamo, procedendo piano piano, per avvistare qualche animale prima di mettere il campo a Namutoni.

E siamo fortunati, vediamo gnu, gazzelle, impala, tantissime zebre, splendidi uccelli, un dik dik, delle orde di faraone, qualche kudu, un facocero e le prime giraffe.

Siamo esaltati! Che bello questo parco, è splendido e sembra essere davvero ricco di fauna!

Ma ci serve una mappa; così ci dirigiamo a Namutoni, montiamo il campo, compriamo 3 mappe al negozietto all’interno del forte e prenotiamo in 10 l’uscita prima dell’alba che pagheremo fuori dalla cassa comune (550 N$).

Poi, dopo un ottimo pranzo, alle 15:15 con due auto usciamo di nuovo a “caccia” di animali; gli altri rimangono ad oziare ai bordi della splendida piscina e ad aspettare qualche animale alla pozza illuminata.

Noi in auto siamo fortunati ancora, primo incontro con l’elefante, una splendida giraffa che beve, qualche orice e sulla via del ritorno, lì, semi nascosto fra i cespugli un meraviglioso rinoceronte bianco, che si ferma ad ascoltarci…

Rientriamo prima della chiusura delle porte e corriamo a godere del tramonto sulla pozza illuminata.

Grande silenzio interrotto solo da numerosissimi uccellini che si rincorrono fra i canneti, poi, quando il sole scende, la silhouette di due giraffe, ci regala l’emozione di un imperdibile tramonto africano.

Cena nell’ottimo buffet di Fort Namutoni, un ultimo sguardo alla pozza e poi nanna, domattina ci si deve svegliare davvero presto!

 

21.08.2009 – Venerdì – 13° giorno

Namutoni – Halali

L’appuntamento è per le 4:45 alla reception. Fa freddissimo e memore dell’esperienza sudafricana, ho consigliato tutti di mettere qualunque cosa calda avessero in valigia.

L’uscita non è molto proficua, ma è sempre molto emozionante.

Al nostro ritorno, una veloce colazione, poi smontiamo il campo e ancora in auto ad avvistare animali, prima di arrivare al prossimo campo.

Decidiamo di visitare qualche pozza segnata sulla mappa, alla ricerca di qualche felino.

Di felini oggi non ne vedremo, ma la pozza con tutti gli animali che fanno a turno per abbeverarci è davvero splendida, da rimanerci anche tutta la giornata. Gianni la definirà l’arca di Noè!

E poi vedremo tantissimi elefanti, con i piccolini, che giocano, che si rinfrescano, che si lavano, che bevono.

La natura è davvero splendida!

Mettiamo il campo, cercando di mandare via le manguste che lo infestano, poi un pranzo caldo, e di nuovo alla scoperta della natura.

Un altro ottimo tramonto alla pozza, un poco più rude, ma avvistiamo ben 18 rinoceronti bianchi!

Poi la cena e poi di nuovo alla pozza.

Potrei rimanere tutta la vita a guardare gli animali che si susseguono con i loro ritmi, liberi di vivere appieno la natura.

 

22.08.2009 – Sabato – 14° giorno

Halali – Okaukuejo

Oggi è la giornata del leone!

Anche oggi, disfiamo il campo, facciamo colazione epoi via verso il prossimo campeggio.

Per la strada ovviamente mille soste a godere dello spettacolo della natura.

Siamo di fronte alla pozza di Salvadora, siamo in attesa che gli animali prendano coraggio per andare ad abbeverarsi (Pietro potrebbe descriverlo come se fossero fermi al Brennero in attesa che il passo apra), la leonessa è nascosta in mezzo al cespuglio e valuta l’avanzare di zebre, gazzelle e gnu. Gli animali sono spaventati, capiscono, forse odorano la presenza del leone, ogni tanto fuggono, poi la sete ha il sopravvento e si riavvicinano. Ecco che uno gnu si avvicina troppo al cespuglio, la leonessa balza all’attacco, lo rincorre, lo gnu scappa, tutti gli animali scappano, la leonessa rimane senza cibo.

Che meraviglia e che giornata!

Arriviamo al camping e come al solito, c’è chi esce per un ultimo sguardo al parco, a caccia di nuove emozioni, chi si rilassa, chi va alla pozza.

Poi una doccia, una buona cena preparata con ciò che rimane della cassa cucina.

A cena, seguiranno poi commenti tipo domenica sportiva sull’attacco della leonessa allo gnu: “secondo me quella leonessa era un poco spompa…” “no, non può cacciare da sola; ma dov’erano gli altri leoni?” Certo che se si fosse accontentata della gazzella, l’avrebbe presa”, “ma non poteva prendere la gazzella, doveva dare da mangiare prima al leone (che non abbiamo visto), poi ai cuccioli (di cui non c’era nemmeno l’ombra), poi a lei cosa sarebbe rimasto???” “Secondo me ha sbagliato l’attimo, doveva aspettare ancora” E Pietro: “Chi va a dargli tutti questi consigli per 50000€?”.

23.08.2009 – Domenica – 15° giorno

Okaukuejo – Okahandja – Windhoek

Anche oggi ci svegliamo di buon ora, smontiamo per l’ultima volta il campo, facciamo colazione con le ultime cose rimaste e poi via, prendiamo la strada che ci riporterà verso Windhoek, verso la fine del nostro viaggio, da dove tutto è iniziato.

Lasciamo l’Etosha verso le 8:30 e proseguiamo lungo la B1, la strada dell’inizio.

A Outjo, sulla strada principale del paese, ancora deserta per l’ora, troviamo 3 ragazze himba che avevano messo su un banchetto di braccialetti,cavigliere, collane ed altri monili tipici himba.

Ci fermiamo, regaliamo loro le poche provviste rimaste della cassa cucina; veniamo ripagati da tre splendidi sorrisi, poi proseguiamo.

A Otjiwarongo ci fermiamo per rimpinguare la colazione e per fare rifornimento di benzina e diesel, poi ripartiamo; ci fermeremo a Okahandja, dove c’è uno splendido mercatino del elgno per fare gli ultimi acquisti.

Io ho preso una splendida maschera del Caprivi, davvero bella.

Regalo una maglia e un paio di pantaloni a due ragazzi e poi di nuovo in auto fino a Windhoek.

Prendiamo posto nelle nostre camere al Puccini guest House, poi ognuno di noi spende la giornata rimasta in libertà.

C’è chi fa un giro per il centro di Windhoek, chi prepara il bagaglio, chi si riposa.

Poi la sera un’altra ottima ed ultima cena al Joe’s Beer house, a parlare di quanto abbiamo vissuto e condiviso e a discutere della meta e di quando fare il raduno.

C’è già nostalgia degli amici appena conosciuti, ma ormai diventati parte del nostro vissuto.

 

24.08.2009 – Lunedì – 16° giorno

Windhoek – Johannesburg

Ci svegliamo di buon ora, facciamo colazione prestissimo e assieme ai 3 driver vado a fare la fila all’autolavaggio… Non appena aprono e vedono le auto, mi dicono che ci vorrà minino 1h30’ per auto… Non ce la faremo mai!

Decidiamo di andare ad un altro autolavaggio e di lavare solo due auto, tanto l’altra che ci avevano portato a Swakopmund ce l’avevano consegnata da lavare…

Mentre Gianni e Paolo lavano le auto, io e altri 4 partecipanti andiamo all’aeroporto; purtroppo il mio volo parte prima…

Dopo aver fatto il check in, consegniamo la prima auto. Tutto ok, non la guardano quasi… Ci addebitano solo pochi N$ per la benzina che abbiamo consumato da Windhoek a qui!

Poi attendiamo gli altri.

Non appena arrivano, cerchiamo di sbrigare le pratiche. Per l’auto di Gianni non ci sono problemi, per quella di Paolo che ha la ruota di scorta usata iniziano i problemi…

In una ruota s’è un piccolo chiodino (max 4 mm)… L’addetto della Europe Car vorrebbe farci pagare l’intero pneumatico perché sostiene che, anzitutto abbiamo utilizzato la ruota di scorta (!!!) e poi il chiodino ha sicuramente bucato la ruota (!!!).

Mentre io continuo a sostenere che la ruota di scorta, visto che è data con l’auto, si può usare e che quindi non dobbiamo pagare nulla per il suo utilizzo, Gianni e Paolo fanno vedere che anche sputando sopra al punto dove si è tolto il chiodino, l’aria non esce!

Dopo varie parole e dopo una bella arrabbiatura a fronte del fatto che dopo aver firmato il foglio che riportava “nessun problema”, il ragazzo voleva scriverci sopra, siamo riusciti a spuntarla e a partire con tranquillità.

Non ci sono stati addebitati ulteriori costi nemmeno al nostro rientro.

Consiglio 1: le auto devono essere lavate il giorno prima

Consiglio 2: conviene andare con largo anticipo all’aeroporto, perché gli addetti della Europe Car giocano moto sul fatto che voi avete poco tempo…

Ultimi saluti a Johannesburg e poi tanta voglia di ritrovarsi, abbiamo già deciso data e luogo del prossimo raduno!

 

25.08.2009 – Martedì – 17° giorno

Johannesburg – Italia

Alle 6 io arrivo a Francoforte, il mio fenomenale gruppo è ancora in volo per Londra.

Questo incredibile viaggio è ormai finito, ma dentro di noi continuerà a vivere e come ogni viaggio, di giorno in giorno ci cambierà, aiutandoci a ricostruire la parte di noi che la nostra quotidianità occidentale cerca sempre di più di cancellare.

 

 

Al di fuori della nostra civiltà, lasciando a casa tutte le nostre comodità e nutrendoci della bellezza che la natura è sempre capace di regalarci, godiamo di quelle sensazioni ormai perdute, ritrovando, nei sorrisi dei nostri compagni di gruppo, ciò che tutti noi in realtà siamo.

 

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